Quando
Glenda vide il mostro che le stava di fronte non riuscì minimamente
a reagire e non trovò neppure la forza di emettere un urlo violento,
come la mente, invece, le stava caldeggiando.
Intorno
a lei, ferma sulla soglia e con le buste della spesa tra le mani, si
stemperava uno spettacolo orripilante e di completa distruzione; la
sua casa non sembrava più la stessa, tutto fuori dagli abituali
posti in cui lei con tanta cura era solita riporre le sue cose.
Il mostro
non era intenzionato a muoversi nella sua direzione e di questo Glenda
ringraziava Iddio, non sapendo per niente come reagire, come comportarsi,
cosa diavolo fare in una situazione del genere; anzi quel diabolico
essere era fermo di fronte a lei e sembrava che la stesse studiando
con attenzione; i suoi occhi passavano con fulminea rapidità
dalle buste della spesa che aveva tra le mani alla sua testa osservando
ogni più piccolo dettaglio, quasi a voler verificare, capire,
se Glenda avesse qualche reazione emotiva alla sua presenza, o meno.
Per un
attimo quegli occhi vaganti si fermarono divertiti ad osservare la lingua
che spiccava rosea tra le labbra violacee, socchiuse in uno spasimo
isterico, un attimo dopo già si posavano sulla mano tremante
che reggeva la spesa, poi d'un tratto scattavano di nuovo su a guardarla
fissa negli occhi.
Glenda
non sapeva più dove dirigere il suo sguardo, rendendosi conto
che la situazione intorno a lei era del tutto critica. Gli eventi successivi,
si chiedeva, avrebbero richiesto una azione violenta, a cui lei sapeva
bene di essere impreparata, o si sarebbe anche potuto risolvere tutto
in una semplice bolla di sapone?
Ma il
mostro che aveva dinanzi non prometteva nulla di buono, pur rimanendo
immobile e continuando a fissarla con uno sguardo che creava in Glenda
uno spregevole senso di disprezzo, il quale, misto alla ancora non repressa
voglia di urlare, le procurava delle violente fitte allo stomaco.
Tuttavia,
proprio grazie alla immobilità continua del mostro, Glenda lentamente
cominciava a riprendere il controllo di sé stessa, ed in parallelo
il ritmo dei suoi battiti cardiaci iniziava di nuovo ad avvicinarsi
allo standard anche se un pò accelerato. I suoi occhi cominciarono
a spaziare per la stanza, pur ritornando di colpo, quasi ogni istante
, a controllare l'essere che la fronteggiava. Ciò che vide le
fece di nuovo ribollire qualcosa dentro, ma stavolta si trattava di
pura e semplice rabbia, violenta al punto tale da avvelenare con un
morso un cane idrofobo.
Già
appena aperta la porta, prima di accorgersi del mostro, aveva notato
che praticamente la casa era a soqquadro, ma si stava accorgendo che
era molto peggio di quello che aveva immaginato: dalla libreria, peraltro
non ben visibile dal suo punto di osservazione, erano stati gettati
in terra tutti i libri, le bomboniere che lei con cura aveva sempre
conservato e il grande acquario con i pesciolini tropicali che suo marito
le aveva regalato per i nove anni di matrimonio; il tutto faceva pessima
mostra di sé in una grande polla d'acqua dove spiccavano le punte
aguzze dei vetri rotti, ma dove non sfiguravano nemmeno le poltiglie
create dalla perfetta fusione libri-acqua.
Per la
collera strinse violentemente la busta della spesa e questo provocò
un sordo rumore di uova rotte che ebbe il potere di scuoterla dalla
distrazione momentanea e di farle lanciare il suo sguardo di fiamma
sul mostro che, ancora immobile, la stava degnando soltanto di qualche
occhiata curiosa, avendo perso l'interesse iniziale.
L'ira
saliva in Glenda come il magma in un vulcano, provocandole fremiti simili
a scosse sismiche e proprio come un vulcano Glenda eruttò, vomitando
sul diabolico essere che aveva di fronte parole di fuoco, che ebbero
il potere di far vibrare i vetri delle finestre, stranamente ancora
intatti.
Il mostro
non si aspettava una reazione simile, non ne era preparato e, colto
alla sprovvista, non seppe far altro che indietreggiare di qualche passo,
sbarrando gli occhi per lo stupore.
Poi,
all'improvviso, scattò di lato, iniziando una convulsa corsa
per la stanza, calpestando tutto ciò che era a terra, scivolando,
cadendo, rialzandosi e di nuovo correndo, emettendo, allo stesso tempo
delle urla acute che penetravano fin dentro le ossa, lasciando un vago
senso di terrore. Così come aveva iniziato, si placò e
si voltò verso Glenda che era rimasta allibita a tale comportamento,
ma non in misura tale da farle scemare la rabbia dal corpo. Lo strambo
essere si avvicinò con piccoli passettini, anche perché
il suo buffo corpiciattolo non permetteva altro, e con fare sommesso
schiuse le labbra in un sommesso mormorio:
"Non
mi picchiare, mamma, rimetterò tutto a posto io".
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