Ho un
po’ paura ad alzarmi da questo sgabello. Credo che le gambe non mi reggeranno
se ci proverò. Piuttosto ordino un'altra birra.
<<Ancora
una birra? Siete sicuro?>> mi chiede il barman, con una faccia
stralunata. Lo guardo male.
<<Senti,
bamboccio, sei pagato per fare il barista o la mammina?>>
<<Eh!
Ho capito, non s'incazzi.>>
Mi porta
la birra. Che stronzo, mi ha portato il boccale piccolo.
<<Un'altra,
grande!>> gli urlo mentre si sta allontanando da me diretto verso
una procace bionda che deve aver terminato il turno sul marciapiede
qui di fronte. Fa finta di non sentire, il bastardo.
<<Anche
il conto>> aggiungo. Stavolta sente e si volta facendomi un cenno.
Sorseggio
la birra che mi sa tanto di piscio caldo e mi volto per osservare un
po’ questo localino. Al tavolo all’angolo, sulla destra dell'ingresso,
c'è una persona sola, una donna. Sta bevendo qualcosa e vedere
il liquido entrarle lentamente in bocca mi fa venire un'ondata di sangue.
Il barman
mi porta il conto, ma non la birra grande, che figlio di puttana. Pago
senza lasciargli mancia e stavolta è lui a guardare male me.
Uno ad uno, coglione, penso fra me.
Mi avvicino
alla donna nell'angolo. Ha una camicia blu cobalto dalla quale quasi
fuoriescono due tette che sembrano cocomeri . I capelli le cadono sulle
spalle in morbidi riccioletti. Ha le ciglia finte ed il naso un po’
troppo mascolino. Poco male.
<<Ciao,
ti va se mi siedo?>> le domando cercando di traballare non più
di tanto sulle gambe.
<<Certo
bello, fai pure.>> mi risponde con una voce più mascolina
del naso. Mi si accende una lampadina.
<<Sei
un uomo?>>
<<Ero
un uomo, pupo>>. Ha la voce impastata dall'alcool.
<<Senti
bella, niente di personale, ma mi piacciono le donne originali>>
le dico, o forse gli dico.
<<Vaffanculo,
stronzo>>. Con un sorriso mi versa il contenuto del suo bicchiere
sui pantaloni. Merda, non ho voglia di prenderla a schiaffi. Mi dirigo
verso l'uscita, mentre dagli altri tavoli qualcuno mi guarda ridendo.
Puzzo di whisky. Nell'uscire alzo il medio per salutare gli avventori
e, quando sono già fuori, sento delle parolacce nei miei confronti
provenire dall'interno del bar.
L'aria
fresca della notte mi regala una sferzata di energia. Ho freddo alle
gambe. Colpa del whisky di quella puttana. Entro nel vicolo dietro il
bar. E' buio e a quest'ora sarebbe meglio evitarlo, ma di qui si accorcia
per tornare a casa. Cammino rasente il muro per evitare di cadere, sto
barcollando un po’ troppo.
Ci sono
delle ombre che si muovono, più avanti, dall'altro lato del vico.
Guardo, ma non distinguo bene. E poi qui dentro è pieno di vecchi
cartoni. Cerco di accelerare il passo, ma riesco solo a sbattere contro
il muro, prima di cadere. Ho fatto un gran fracasso. Una delle ombre
si muove, si mette dritta e rimane come in attesa. Mi sollevo da terra,
con difficoltà, cercando di fare l'indifferente. Proseguo in
avanti, lentamente, mentre dallo stomaco arriva un chiaro messaggio,
un segnale del vomito in arrivo. Mi trattengo mentre, dove sono le ombre,
si sentono dei mugolii. Gli occhi si sono abituati all'oscurità
e guardo in quella direzione.
C'è
una ragazza a terra, è lei che si lamenta. Un ragazzo in ginocchio
di fianco a lei, le tiene una mano sulla bocca e l'altra sul collo.
Un altro ragazzo è in piedi. Tutti e tre hanno i pantaloni abbassati.
Quello in piedi alza il braccio e punta l'indice verso di me. Anche
l'uccello ritto punta verso di me. Comincio a ridere mentre il ragazzo
urla qualcosa che non capisco. D'improvviso sento una botta alla spalla,
poi un altro colpo ed un dolore lancinante alla fronte. Sento colare
qualcosa sul naso, è caldo, è il mio sangue. Quei fottuti
stanno tirando delle pietre.
<<Vattene,
bastardo di un barbone. Qui abbiamo una pollastrella da cuocere per
bene>> grida uno dei due.
Figli
di puttana, mi avvio più velocemente che posso verso la fine
di questo fottutissimo vicolo. Mi fermo solo quando sono quasi fuori
mentre quei bastardi ridono.
Mi giro
un attimo. Quello che prima era in piedi già ha ripreso a stantuffare
nella ragazza, che inutilmente cerca di divincolarsi. Sento venire un'erezione,
ma cerco di scacciare il pensiero.
Riprendo
a camminare verso casa, quando vedo un telefono. Infilo una moneta e
batto sui tasti il numero della polizia.
<<Polizia,
dica pure>> risponde uno assonnato.
<<Si
stanno fottendo una ragazza>> dico io.
<<Beati
loro>> risponde quello e attacca. Vaffanculo, penso.
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