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LA BEVUTA
racconto di
G. Rastelli

Ho un po’ paura ad alzarmi da questo sgabello. Credo che le gambe non mi reggeranno se ci proverò. Piuttosto ordino un'altra birra.
<<Ancora una birra? Siete sicuro?>> mi chiede il barman, con una faccia stralunata. Lo guardo male.
<<Senti, bamboccio, sei pagato per fare il barista o la mammina?>>
<<Eh! Ho capito, non s'incazzi.>>
Mi porta la birra. Che stronzo, mi ha portato il boccale piccolo.
<<Un'altra, grande!>> gli urlo mentre si sta allontanando da me diretto verso una procace bionda che deve aver terminato il turno sul marciapiede qui di fronte. Fa finta di non sentire, il bastardo.
<<Anche il conto>> aggiungo. Stavolta sente e si volta facendomi un cenno.
Sorseggio la birra che mi sa tanto di piscio caldo e mi volto per osservare un po’ questo localino. Al tavolo all’angolo, sulla destra dell'ingresso, c'è una persona sola, una donna. Sta bevendo qualcosa e vedere il liquido entrarle lentamente in bocca mi fa venire un'ondata di sangue.
Il barman mi porta il conto, ma non la birra grande, che figlio di puttana. Pago senza lasciargli mancia e stavolta è lui a guardare male me. Uno ad uno, coglione, penso fra me.
Mi avvicino alla donna nell'angolo. Ha una camicia blu cobalto dalla quale quasi fuoriescono due tette che sembrano cocomeri . I capelli le cadono sulle spalle in morbidi riccioletti. Ha le ciglia finte ed il naso un po’ troppo mascolino. Poco male.
<<Ciao, ti va se mi siedo?>> le domando cercando di traballare non più di tanto sulle gambe.
<<Certo bello, fai pure.>> mi risponde con una voce più mascolina del naso. Mi si accende una lampadina.
<<Sei un uomo?>>
<<Ero un uomo, pupo>>. Ha la voce impastata dall'alcool.
<<Senti bella, niente di personale, ma mi piacciono le donne originali>> le dico, o forse gli dico.
<<Vaffanculo, stronzo>>. Con un sorriso mi versa il contenuto del suo bicchiere sui pantaloni. Merda, non ho voglia di prenderla a schiaffi. Mi dirigo verso l'uscita, mentre dagli altri tavoli qualcuno mi guarda ridendo. Puzzo di whisky. Nell'uscire alzo il medio per salutare gli avventori e, quando sono già fuori, sento delle parolacce nei miei confronti provenire dall'interno del bar.
L'aria fresca della notte mi regala una sferzata di energia. Ho freddo alle gambe. Colpa del whisky di quella puttana. Entro nel vicolo dietro il bar. E' buio e a quest'ora sarebbe meglio evitarlo, ma di qui si accorcia per tornare a casa. Cammino rasente il muro per evitare di cadere, sto barcollando un po’ troppo.
Ci sono delle ombre che si muovono, più avanti, dall'altro lato del vico. Guardo, ma non distinguo bene. E poi qui dentro è pieno di vecchi cartoni. Cerco di accelerare il passo, ma riesco solo a sbattere contro il muro, prima di cadere. Ho fatto un gran fracasso. Una delle ombre si muove, si mette dritta e rimane come in attesa. Mi sollevo da terra, con difficoltà, cercando di fare l'indifferente. Proseguo in avanti, lentamente, mentre dallo stomaco arriva un chiaro messaggio, un segnale del vomito in arrivo. Mi trattengo mentre, dove sono le ombre, si sentono dei mugolii. Gli occhi si sono abituati all'oscurità e guardo in quella direzione.
C'è una ragazza a terra, è lei che si lamenta. Un ragazzo in ginocchio di fianco a lei, le tiene una mano sulla bocca e l'altra sul collo. Un altro ragazzo è in piedi. Tutti e tre hanno i pantaloni abbassati. Quello in piedi alza il braccio e punta l'indice verso di me. Anche l'uccello ritto punta verso di me. Comincio a ridere mentre il ragazzo urla qualcosa che non capisco. D'improvviso sento una botta alla spalla, poi un altro colpo ed un dolore lancinante alla fronte. Sento colare qualcosa sul naso, è caldo, è il mio sangue. Quei fottuti stanno tirando delle pietre.
<<Vattene, bastardo di un barbone. Qui abbiamo una pollastrella da cuocere per bene>> grida uno dei due.
Figli di puttana, mi avvio più velocemente che posso verso la fine di questo fottutissimo vicolo. Mi fermo solo quando sono quasi fuori mentre quei bastardi ridono.
Mi giro un attimo. Quello che prima era in piedi già ha ripreso a stantuffare nella ragazza, che inutilmente cerca di divincolarsi. Sento venire un'erezione, ma cerco di scacciare il pensiero.
Riprendo a camminare verso casa, quando vedo un telefono. Infilo una moneta e batto sui tasti il numero della polizia.
<<Polizia, dica pure>> risponde uno assonnato.
<<Si stanno fottendo una ragazza>> dico io.
<<Beati loro>> risponde quello e attacca. Vaffanculo, penso.

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