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SPETTERS - MASSACRO!
horror di
Daniele Orlandini

Erano le cinque del mattino di una domenica estiva, ora in cui molti giovani  mezzi ubriachi o impasticcati escono dalle discoteche. A volte, a quell’ora, le strade si riempiono del vomito di alcuni che si sono lasciati un po’ andare. Di solito era così davanti alla discoteca chiamata Insonnia , dato che era rinomata per essere frequentata da scoppiati.

Quella mattina invece le strade erano piene di sangue, sangue e pezzi di gente:

un ragazzo giaceva per terra col ventre squarciato e le sue interiora sparse qua e là; un altro giaceva per terra urlando di dolore, la pelle della faccia  gli era stata strappata di dosso ed era ridotto a una maschera di sangue; poco più in la, in un angolo della strada giaceva, per metà in una fossa un ragazzo al quale era stata strappata di dosso la colonna vertebrale; più a destra giaceva un ragazzo col cranio scoperchiato e con dei pezzi di costole piantati nello stomaco, pezzi che erano stati tolti a un altro che giaceva per terra con la faccia piantata nell’asfalto.

Le urla di un altro ragazzo completamente avvolto nelle fiamme che correva alla disperata ricerca di una pozza d’acqua erano come la classica ciliegina sulla torta per quel terrorizzante scenario apocalittico.

La gente  guardava tutto ciò a bocca aperta. Molti erano svenuti per la paura, altri vomitavano per il disgusto. C’era tra loro chi avrebbe voluto chiamare la polizia, ma il terrore glielo impediva, terrore che bloccava tutti nella sua gelida morsa. La gente non poteva far altro che guardare terrorizzata.

L’ultimo di quei ragazzi era ancora in piedi e brandiva un coltello. Facendo fare al suo coltello delle strane piroette con la mano , diceva parole coraggiose tentando così di mascherare la sua paura nel fronteggiare l’orrore che aveva davanti.

“M maledetto! Fatti sotto coraggio! Ti farò affogare nel tuo stesso sangue!” Disse il ragazzo.

La figura rossa, per nulla intimorita, si avvicinò a lui lentamente.

“N no! Nooo! S… stai indietro o ti ucciderò! Dico sul serio! Vattene finche sei in tempo! “ Disse il ragazzo.

La figura in calzamaglia e cappuccio rossi, quasi volesse dargli retta, si arrestò, poi parlò:

“tempo? Perché mi parli di tempo quando il tuo è scaduto nel momento stesso in cui mi hai incontrato?  In verità ti dico che il tuo destino non si discosterà di troppo da quello dei tuoi amici che hanno provato a fermarmi, preparati a morire!” Disse Spetters.

Poi Spetters ricominciò ad avanzare. Con la forza della disperazione, il ragazzo trovò il coraggio per attaccare e si avventò su di lui.

Con una tranquillità disarmante, Spetters gli afferrò la mano che teneva il pugnale e, torcendogliela,  gliela spezzò. Poi si impossessò del suo pugnale e glielo conficcò  profondamente nei testicoli.

Il ragazzo si accucciò, mugolando. Per nulla pago del dolore che aveva già inflitto, Spetters gli afferrò saldamente la mandibola e, tirando con forza gliela staccò di netto e la gettò lontano da lui.

La mandibola volò lontano, andando a cadere vicino a un vecchio cane randagio, il quale, dopo averla spolpata per bene andò a seppellire l’osso.

Il pomeriggio,  nel bar di un paese vicino la gente non parlava altro che del massacro compiuto da Spetters durante le prime ore del mattino. Erano tutti terrorizzati, terrorizzati perché temevano che una sorte simile potesse toccare anche a loro un giorno. Era da tanto tempo che Spetters non faceva parlare di se, alcuni pensavano che se ne fosse andato via, altri addirittura che fosse morto. Ma si sbagliavano, e di grosso anche.

Daniele, grande conquistador de femme della zona, si trovava in quel bar con quattro amici e precisamente: il soprannominato Bivista, un pazzoide mezzo pelato;  Danielino detto Piperno, nanerottolo sporco, maligno e analfabeta con manie di grandezza; Stefano, un ragazzo basso e grassottello, ma galante con le donne e dotato di molta cultura, infine Alessandro, un bel ragazzo alto e riccioluto appassionato di elettronica e, per la tristezza di tutte le sue fan già sposato.

Bivista, avendo avuto a che fare molte volte con Spetters (restando sempre vivo per miracolo,) non perse l’occasione di sputare sentenze:

“Spetters! E io che speravo fosse morto! Come al solito ha dimostrato di essere malvagio e spietato.

Avete visto come ha ridotto quei poveri ragazzi?  Spetters deve essere annientato!”

Piperno, avendole prese molte volte anche lui di santa ragione da Spetters, non potette che dar man forte a Bivista:

“ è vero! E’ vero! Bisogna ammazzarlo! Facciamo subito una riunione e bracchiamolo per l’animale che è!”

“Quel verme ha trasformato la strada davanti alla discoteca in un mattatoio! C’ero anch’io a raccogliere i pezzi, c’ero anch’io! Roba da mettersi le mani sui capelli!” Disse Bivista gridando per farsi grande.

“C’era anche lui!” Disse Alessandro e continuò:”intanto mi dovresti spiegare come hai fatto a metterti le mani sui capelli, un impresa difficile visto che sei pelato!”

“Cosa vorresti dire?! Che ha fatto bene forse?! Io l’ho visto com’ha ridotto quei poveri ragazzi!” Disse Bivista spaventato.

“Questo lo sapevamo, visto che non hai fatto altro che gridarlo ai quattro venti! Il problema è che quei ‘ bravissimi ‘ ragazzi avevano assalito i buttafuori, e questo dopo aver molestato e picchiato delle ragazze! Inoltre non lo sai che è successo ai buttafuori grazie a quei  ‘ bravissimi ‘ ragazzi? Te lo dico io! Uno è in coma e i dottori dicono che è coma irreversibile, mentre l’altro per colpa delle percosse subite ha riportato gravi danni alla colonna vertebrale e resterà sulla sedia a rotelle per tutta la vita! Poi quei pezzi di merda avevano incendiato i capelli ha una ragazza e se non fosse stato per il tempestivo intervento di Spetters avrebbe riportato gravi danni alla faccia se non peggio!” Disse Alessandro.

“Ma che fai?! Lo difendi forse?! E’ un pazzo assassino! Non ha avuto il minimo scrupolo ad eliminarli tutti! “ Disse Bivista.

“Tutti? Ne avrà uccisi due, anzi uno! Gli altri sono tutti vivi a quel che mi risulta.” Disse Alessandro.

“Cosa?! Come minimo erano due i morti!” Disse Bivista.

“Uno! Ho capito qual è che dici, ma era ancora vivo quando lo hanno portato via  e non ho sentito parlare di decessi in ospedale.” Disse Alessandro.

“Su! Su! Ora basta parlare di Spetters e pensiamo a noi. Che si fa oggi?” Disse Stefano.

Daniele sorrise dicendo che per lui andava bene qualunque cosa decidessero.

“Ah! Ah! Ah! Ah! Sentitelo il rubacuori! Lui dopo cena esce con Jenni, che gliene frega di oggi?” Disse Bivista.

Daniele sorrise maliziosamente. Jenni era davvero una ragazza bellissima, era mora, capelli lunghi ondulati, inoltre aveva dei bellissimi occhi scuri e, nonostante non fosse molto alta, aveva le misure da modella. In paese erano quasi tutti innamorati di lei, ma la fortuna aveva baciato Daniele facendogli avere un appuntamento con lei, e lui non vedeva l’ora di arrivare alla sera.

“Ragazzi! Non fate così! So bene che tutti le sbavate dietro, ma non potete farmene una colpa se lei ha scelto il migliore.” Disse Daniele.

“Seee! Ci sei riuscito soltanto perché non ci siamo mossi!” Disse Stefano.

“Ah! Ah! Ah! Sento una punta di invidia nella tua voce o sbaglio forse?” Disse Daniele con voce misteriosa in tono ironico.

Tutti si misero a ridere, ma era evidente che gliela invidiavano, chi non avrebbe voluto una come lei?

Dopo, Bivista, Stefano e Daniele  partirono con una macchina e andarono a Viareggio in passeggiata.

Daniele, indossando una canottiera attillata dava sfoggio del suo fisico e dei suoi lunghi capelli con una certa fierezza. Molte erano le ragazze che lo guardavano, con grande disappunto dei loro compagni. A un certo punto una ragazza l’abbracciò e gli diede un bacio,  Stefano e Bivista nel vedere ciò morivano d’invidia.

“Stai attento Daniele! O lo dirò a Jenni!” Disse Stefano in tono minaccioso ma bonario.

“Ah! Ah! Ah! Fate pure! Tanto ufficialmente non stiamo ancora insieme, quindi sono libero di svagarmi come voglio, non vi pare?” Disse Daniele.

“ No! Tu devi scegliere! O Jenni o un'altra! Perché si da il caso che con Jenni vorrei provarci anch’io!” Disse Bivista.

Daniele scoppiò a ridere a crepapelle, poi parlò:

“Va bene amico, okay! Provaci pure così poi vediamo come ti va! Per quanto riguarda me ho già scelto. Infatti ho scelto di stare con Jenni e con tutte quelle che vogliono stare con me, ah! Ah! Ah! Del resto c’è chi può e chi non può, io non posso farci nulla! Ma  se una certa persona invece di andare a fare il volontario alla Misericordia pensava a un rimedio per i suoi capelli magari qualcosina racimolava anche lui non trovi?” Disse Daniele riferendosi palesemente a lui.

“Ahhh!!! Maledetto! Piantala!!!” Disse Bivista.

“Ah! Ah! Ahahahahaha!!!!”  Disse Daniele.

La sera, dopo cena Daniele andò da Jenni. Era  vestito in modo impeccabile e non aveva assolutamente un capello fuori posto, segno evidente che voleva far colpo. Lei si era vestita in modo elegante, ma curando bene di evidenziare le sue forme: l’abito che aveva indosso infatti metteva bene in mostra parte dei suoi prosperosi seni oltre a lasciarle l’ombelico scoperto, e la sua gonna aveva un lungo spacco che lasciava intravedere le sue bellissime gambe.

Mentre guidava la macchina Daniele di tanto in tanto guardava le bellissime gambe di Jenni oltre a tutto il resto ed era tutto sudato, e lei, accorgendosi dei suoi sguardi fugaci, maliziosamente si strusciava le cosce con le mani con il preciso scopo di farglielo venire duro. Ogni tanto si scopriva anche di più la pancia, oppure si strusciava anche la parte abbondantemente scoperta dei suoi seni.

Vedendo tutto ciò, Daniele ogni tanto la prendeva per mano e le palpava le cosce  fingendo un gesto sbadato. Lei, ben conscia dell’intenzionalità nei gesti di Daniele, sorrideva in modo provocante.

Decisero di andare a Pisa, in un pub un po’ isolato, che Daniele sapeva essere pieno di angolini appartati, il posto ideale per i primi approcci, essendo deciso, una volta arrivati la, di schioccarle la lingua in bocca. Jenni conosceva benissimo quel pub e, data la sua impazienza di arrivarci, pareva sospettasse e condividesse le sue intenzioni, anzi, probabilmente sarebbe stata lei a prendere l’iniziativa, dopotutto era una ragazza molto sveglia.

Presi come erano a farsi gli occhi dolci, non si avvidero di una vecchia macchina che li stava seguendo già da quando erano partiti.

Quando Daniele e Jenni arrivarono a destinazione, non trovarono posto che in un vicolo isolato, un po’ lontano dal pub. Stavano per parcheggiare quando videro arrivare a tutta birra una macchina. La macchina inchiodò proprio dietro di loro, bloccandogli ogni possibilità di uscire da li.

“ Daniele! Chi saranno quelli?” Disse Jenni preoccupata abbracciandolo.

“Stai tranquilla! Se sono in cerca di guai, li avranno.” Disse Daniele.

Scesero con calma sospettosi. Dalla macchina scesero quattro albanesi che Jenni conosceva bene in quanto in passato l’avevano molestata ripetutamente con discorsi pesanti e anche palpandola.

“Sono loro Daniele! Quelli di cui ti ho parlato! Mio Dio Daniele!” Disse Jenni.

“Stai tranquilla. Gente come quella me la mangio a colazione.” Disse Daniele.

“Tu carina Jenni, però tu tradito noi.” Disse un albanese.

“Tu fare la brava adesso! Tu venire con tutti noi!” Disse un altro albanese.

“Eravamo stati gentili, ma adesso se tu non accettare noi passare maniere forti.” Disse un terzo di loro.

Daniele li squadrò da capo a piedi con strafottenza: erano tutti mingherlini, però avevano un atteggiamento deciso, determinato. La cosa faceva irritare non poco Daniele. Infatti lui sapeva benissimo delle malefatte di quel popolo in Italia, aveva sentito dire cose terribili su di loro. Sapeva che picchiavano, estorcevano, rapinavano, stupravano, spacciavano droga, sfruttavano prostituzione, rapivano e uccidevano. Era gentaccia e oltretutto, cosa ancora più grave, quando una rapina gli andava male, o qualcuno di loro rimaneva ferito nel farla perché il proprietario si difendeva, o qualcuno aveva chiamato aiuto o in qualche modo aveva cercato di fermarli,loro tornavano in gruppo a vendicarsi, spesso uccidendo chi ritenevano causa del loro fallimento. Inoltre la polizia e i carabinieri agivano con poca decisione contro di loro e la cosa rendeva Daniela ancora più feroce e intollerante contro di loro. Secondo lui la situazione era arrivata a un punto tale che per fare la cosa giusta forse sarebbe stato necessario decimare gli albanesi per salvare molta gente.

“Ehi! Pezzi di merda! Avete bisogno forse degli occhiali?! Lei stà con me!” Disse Daniele.

“ Tu tranquillo amico!” Disse uno di loro gettandolo da parte con uno spintone.

Poi uno di loro iniziò a toccare i seni di Jenni e Daniele non ci vide più:

“albanesi del cazzo! Figli di troia! Adesso vi faccio vedere io!” Disse Daniele.

Detto ciò prese quello che toccava i seni a Jenni e lo gettò con forza contro il muro. Un altro tentò di colpirlo con un pugno ma Daniele, abilmente, schivò il colpo e contrattaccò dandogli una gomitata al plesso solare e l ’albanese si accasciò incapace di muoversi.

Però uno di loro tirò fuori un coltello e, afferrato Jenni, minacciò di sfregiarla.

“Tu adesso stare fermo o io ricamare questo bel visino.” Disse l’albanese.

Daniele si fermò a guardarlo preoccupato per Jenni, fatto di cui un altro albanese approfittò ,prendendo un bastone e colpendolo. Daniele cadde per terra tramortito.

“Daniele!!!” Urlò Jenni preoccupata.

“Ah! Ah! No Daniele, lui immondizia vero ragazzi?” Disse l’albanese che reggeva Jenni.

“Molto giusto! Molto giusto!” Disse quello che l’aveva colpito.

“E allora forza! Gettatelo nei bidoni della mondezza la dietro l’angolo. Poi tu fare la brava e telo ridaremo… forse.”

Dopo aver gettato Daniele in un cassonetto dietro l’angolo rivolsero completamente la loro attenzione a Jenni.  Uno le reggeva le mani mentre un altro si era tirato giù i pantaloni e iniziò a tirare giù la gonna di Jenni.

“Nooo! Aiuto!!” Gridò Jenni.

“Zitta o noi usare coltello per possederti.” Disse l’albanese con i genitali al vento.

Però, proprio in quel momento, l’albanese sentì un forte bruciore ai genitali , qualcuno gli ci aveva tirato sopra dell’acido. Cadde in ginocchio con i genitali fumanti che gli stavano struggendo urlando come un maiale quando viene ucciso. Gli altri , non rendendosi bene conto di cos’era successo, gli andarono attorno per aiutarlo e Jenni ne approfittò per allontanarsi.

Una figura in calzamaglia e cappuccio rossi si avvicinò, mostrando agli albanesi una boccetta d’acido fumante, per far capire loro cos’era capitato al loro amico.

“T… tu chi essere?” Disse un albanese.

“D’accordo che siete albanesi, ma avrete pur sentito parlare di Spetters il rosso.” Disse l’incappucciato.

“Spetters? Noi avere sentito tanto parlare di te! Però tu non fare nessuna paura a noi!”

“Invece sarebbe salutare per voi che vi facessi paura. Ma tanto sarebbe lo stesso, ormai il vostro destino è segnato.” Disse Spetters.

Un albanese provò a colpirlo con un bastone, pero Spetters glielo tolse e con esso gli spaccò entrambe le rotule. L’albanese cadde piangendo, e un altro tentò di assalire Spetters alle spalle, ma lui, senza neanche guardare,  dette un colpo all’indietro col bastone conficcandoglielo in bocca(spezzandogli anche i denti) e spingendoglielo giù per la gola. L’albanese cadde sentendosi soffocare.

L’albanese con le rotule fracassate, essendosi accorto con terrore che avevano a che fare con un essere terribile e spietato, tentò la fuga strisciando. Contemporaneamente a lui, l’altro ancora sano tentò di darsi alla fuga con la macchina, ma ebbe poca fortuna, infatti Spetters, con un balzo velocissimo, si tuffò davanti la macchina. Dopo, prima che lui potesse partire, sfondò il vetro anteriore con un pugno, poi lo afferrò e lo tirò fuori facendolo graffiare dal vetro rotto. Poi, dopo averlo gettato in terra con tanta forza da farcelo piantare, salì sulla macchina, mise in moto e gli passò sopra avanti e indietro per tre volte per poi lasciarlo a gemere per terra con la macchina sopra.

L’albanese con le rotule rotte intanto era riuscito a strisciare in un altro vicolo poi, dopo sforzi immani, riuscì a entrare in un cassonetto dell’immondizia ritenendolo un rifugio sicuro. Ebbe ragione, almeno per alcuni attimi, ma quando sentì il cassonetto scuotersi iniziò a rivedere la sua idea di sicurezza. Poi il cassonetto si aprì e l’albanese vide Spetters affacciarsi.

“Bene amico! Sei proprio andato nel posto giusto per quelli della tua specie, stai pure li.” Disse Spetters.

L’albanese tremava di terrore mentre ricordava tutto quello che aveva sentito dire su Spetters. Non aveva mai creduto alle sue imprese, ma credeva fossero tutte esagerazioni, leggende urbane. In quel momento però iniziò a credere che invece fosse tutto vero e che non fossero affatto esagerazioni ma anzi, che forse era ancora peggio di come gliel’avessero raccontato.

Spetters cercò un sacchetto pieno della roba più schifosa e alla fine ne trovò uno che faceva al caso suo, dove c’erano tra le altre cose scarafaggi morti, vomito e ratti morti.

Spetters portò il sacchetto all’albanese e glielo mise davanti.

“Bene amico! Ti vedo un po’ denutrito! Sai? Io voglio aiutarti così ti ho portato qualcosa da mangiare, mangerai tutto il contenuto di questo sacchetto.” Disse Spetters.

“N… no! Io prego a te!!!” Disse L’albanese.

“Scegli! O mangia o darò fuoco ai sacchi.” Disse Spetters.

Ci fu un po’ di silenzio, poi l’albanese vide Spetters accendere un fiammifero. Avendo paura di morire bruciato, l’albanese iniziò visibilmente disgustato e mangiarsi la schifezza contenuta nel sacchetto, ma ciò non bastò a soddisfare Spetters.

“Bene! Avresti voglia di vomitare? Non preoccuparti! Ti aiuto io!” Disse Spetters.

Poi, con un balzo, Spetters saltò sopra l’albanese e iniziò a ballargli sopra lo stomaco.

“Coraggio essere viscido! Vomitaaaaa!!!!!” Disse Spetters.

Poi Spetters gli pisciò in bocca e l’albanese alla fine vomitò mentre Spetters velocemente uscì.

“Bene! Adesso mangia di nuovo! Forza bastardo! O ti brucerò vivo!” Disse Spetters con voce ringhiante e rischiosa.

Poi Spetters  prese gli altri tre albanesi e li portò nel cassonetto a fare compagnia al loro amico, pigiandoli bene dentro per farceli entrare nonostante l’enorme mole di rifiuti che si trovava li. Dopo tornò da Jenni e gli disse Che Daniele si stava riprendendo e presto sarebbe tornato da lei.

“Tu sei Spetters! Grazie per avermi salvata! Pensa che la gente ti descrive come un criminale…” Disse Jenni con ardore.

“Lo so, ma che vuoi farci? Se loro amano la gente che ruba, uccide e violenta le donne sono affari loro, ma io non mi stancherò mai di lottare affinché il crimine non abbia la meglio. Loro preferiscono denunciarli, e magari il giorno dopo sono fuori e tornano a vendicarsi! “ Disse Spetters.

“E’ vero! Ho sentito di uno che si difese e denunciò due albanesi per averlo derubato. Non stettero dentro neanche un giorno e poco tempo dopo tornarono a casa sua e lo uccisero, dopo aver violentato sua moglie e sua figlia e avergliele uccise davanti gli occhi in modo atroce.” Disse Jenni.

Spetters abbassò la testa:” si, mi ricordo che ci stetti male.” Poi iniziò a piangere.”Bastardi! Una ragazzina di undici anni data alle fiamme! Li distruggerò tutti!” Disse l’ultima frase rabbiosamente.

“Resti con me ad aspettare Daniele?” Disse Jenni.

“Non posso! Come hai detto tu il crimine non riposa e io sono sulle tracce di alcuni criminali. Appena avrò finito con loro andrò in Umbria a cercare quegli albanesi che hanno sterminato quella famiglia, tu chiama i carabinieri.” Disse Spetters andandosene.

“Ce ne vorrebbero cento come te!!!” Gli gridò dietro Jenni.

Mentre Jenni telefonava ai carabinieri si vide raggiungere da Daniele che la carezzò e la baciò.

I carabinieri arrivarono . Alcuni  di loro si apprestarono a tirar fuori gli albanesi dal cassonetto mentre quello che sembrava essere il capo chiese a Daniele e Jenni cosa era successo.

“ Ci hanno aggredito! Hanno steso Daniele, poi hanno tentato di violentarmi! Per fortuna è arrivato Spetters e li ha fermati! Sbatteteli dentro e buttate via la chiave!” Disse Jenni inferocita.

“Noi a quella gente li non si può fare nulla!Si, possiamo metterli dentro ma dopo poche ore sono già fuori.” Disse il carabiniere.

Jenni allora si indignò moltissimo:”bene! Sara meglio che ve lo fate potere questa volta o sarà peggio per voi!” Disse Jenni.

“Ahem, non stà bene minacciare un pubblico ufficiale.” Disse il carabiniere.

“Minacciare?! Forse non mi sono spiegata bene! Spetters ha detto chiaro e tondo che se non sarà fatta giustizia questa volta, oltre a uccidere gli albanese, ucciderà anche voi e il giudice che li fa scarcerare e voi sapete meglio di me che non è una persona con la  quale si può trattare.” Disse Jenni.

Un sottile brivido percorse la  schiena del carabiniere il quale, memore di innumerevoli e truculente stragi compiute da Spetters, non se la sentiva di correre un simile rischio.

“Va bene, va bene! Farò il possibile! Se verranno messi fuori sarà responsabilità del giudice, ma io mi curerò di avvertirlo! Ora saranno portati all’ospedale e piantonati ventiquattrore al giorno, poi verranno messi direttamente in galera fino al processo.” Disse il carabiniere.

Appena rimasti soli Daniele parlò a Jenni:” ma davvero Spetters ti ha detto così?” Disse Daniele.

“No, ma sono sicuro che non avrebbe approvato che venissero scarcerati.” Disse Jenni.

“Su questo sono d’accordo.” Disse Daniele.

Il giorno dopo al bar , Daniele udì le poche persone che non si trovavano in ferie che parlavano degli albanesi:

“ma lo sai? Quelli spaccano tutto se non trovano niente! “ Disse un uomo.

“Lo so! Una volta addirittura uccisero un uomo perché trovarono vuota la cassaforte!”

“Bastardi! Se vengono in casa mia  li ammazzo!”

“Seee! Non li puoi toccare! Anzi! Se si feriscono mentre ti derubano arrestano te!”

Daniele, sentendo quel discorso non potette  fare a meno di intervenire:

“Scusate, ma come non si può menare uno che viene a derubarci?” Disse Daniele.

“Niente! Non si può toccare! Se lo trattieni è sequestro di persona e arrestano te!”

“E poi si vendicano! Da uno che sparò ferendo uno di loro ritornarono una notte un mese dopo e lo uccisero a bastonate.”

“Accidenti! Speriamo che almeno i carabi ieri pattuglino le zone e mettano in galera quegli albanesi disonesti.” Disse Daniele.

“Ah! Ah! Ah! Come sei ingenuo!” Disse uno di loro ridendo amaramente e continuò:” i carabinieri non possono fargli niente! Si! Li possono mettere dentro, ma tanto il giorno dopo sono nuovamente fuori per cui non ne vale la pena.”

Avendo radicato dentro di se un forte senso di giustizia, Daniele sentendo quelle parole si sentì cascare le braccia. Sapeva benissimo da tempo che le cose in fatto di giustizia erano ben lungi dal funzionare bene, però non gli pareva possibile che non funzionassero fino a quel punto.

“Come è possibile?! Se ci sono le prove non possono fargliela passare liscia! Forse se non ci sono abbastanza prove debbono metterli fuori!” Disse Daniele con l’ansia tipica di chi si arrampica sugli specchi.

Però purtroppo gli arrivò la triste conferma di ciò che temeva sentirsi dire:

“le prove?! Ah! Ah! Ah! E che gliene frega delle prove?! Semplicemente non gli interessa arrestarli perché, essendo stranieri sono agevolati! Anche quello che strangolò tre donne dopo averle violentate non ha fatto in tempo a fare un mese di carcere che era già fuori!”

Daniele si sentì pervadere da una grandissima rabbia, seguita da un grande odio per le istituzioni.

“Bastardi! Loro ci vengono a rubare in casa e noi, oltre a non poterci difendere non siamo nemmeno tutelati.” Disse Daniele ringhiando.

“Che vuoi farci? Siamo in Italia! Per fortuna di recente è tornato Spetters! Ho sentito che ne ha mandati quattro all’ospedale. Forse lui ci proteggerà dagli albanesi, se non esistesse lui si che saremmo nei guai…”

“Spetters! Spetters! Spetters! Spetters non basta maledizione! Bisogna lottare tutti perché le cose certamente così non vanno!” Disse Daniele rosso di rabbia.

“Ma dai amico! Spetters è un vero demonio! Se ci si metterà d’impegno nessun albanese la farà franca!”

Daniele, sentendo l’entusiasmo che sprizzava dalle parole dell’uomo si calmò, ma non cambiò idea:

“no amici,  da quel che avete detto traspare palesemente il fatto che ci sono delle pecche paurose nel sistema. Se la cosa non verrà risolta, albanesi delinquenti continueranno certamente ad arrivare per compiere ogni genere di scelleratezza in quanto certi di restare impuniti ad oltranza. Le cose tenderanno col tempo a peggiorare, divenendo alfine così insostenibili che nemmeno Spetters potrà fare più nulla e finirà col soccombere. Se vogliamo veramente che le cose cambino ognuno di noi deve fare qualcosa.”

“Ah! La fai facile tu! Che vorresti fare? C’è il Papa che li difende…”

“E allora boicottiamo le chiese per la miseria! Per quanto! Quanto tempo ancora dovrà passare? Quante persone innocenti dovranno morire perché la gente apra gli occhi? Il Papa li difende perché è al sicuro lui! E non gliene frega niente di noi!!!! Fanculo! Fanculo il Papa, i preti e la chiesa di merda! E fanculo anche la gente idiota che continua a ascoltarli!  Se rimanete con questa mentalità faremo tutti una brutta fine, noi e Spetters!” Disse istericamente Daniele mentre andava via.

“Che mi prenda un colpo! Ha ragione! Ha ragione lui!”

“Lo so, lo so, ma purtroppo non possiamo farci nulla.”

“O non vogliamo?”

Durante il pomeriggio a un oreficeria regnava un clima di terrore: un albanese aveva picchiato il proprietario e la figlia e stava fuggendo a volto scoperto, certo della sua impunità, con un sacco pieno di refurtiva in una mano, e una pistola nell’altra, con la quale stava per sparare  a un ragazzo che lo inseguiva, mirando alla testa. 

Proprio prima che l’albanese potesse sparare però qualcuno gli spostò la mano facendolo sbagliare.

L’albanese, infuriato si voltò a vedere chi fosse e notò una figura rossa incappucciata.

“Salve amico, vai da qualche parte?!” Disse Spetters.

“Tu chi essere?! Tu farti fatti tuoi! Io ti ritroverò, attento! Io molti amici!” Disse l’albanese.

Il ragazzo che inseguiva l’albanese era sopraggiunto e lo guardava con uno sguardo compassionevole perché, a differenza di lui, sapeva benissimo che quello era Spetters. Sapeva che per l’albanese le cose presto si sarebbero messe male, molto male. Era quello che si meritava, ma a Piero(così si chiamava il ragazzo che inseguiva l’albanese) un pochino dispiaceva, ma solo un pochino.

“Manonmidire! E che mi fanno i tuoi amici? Mi picchiano? Vogliamo andarci assieme?” Disse Spetters.

“Uccidilo Spetters! Fallo a pezzi quel bastardo! Non merita nessuna pietà!” Disse l’orefice uscito malconcio dal negozio.

“Tu essere Spetters?! Tu mandato amici in ospedale e galera! Stai attento! Non siamo gente che perdoniamo.” Disse l’albanese.

“Senti, smettila è meglio! Lui…” Disse Piero

“No! Lascialo continuare! Me la sto facendo sotto!” Disse Spetters con un sorriso sadico perfettamente visibile nonostante il suo volto fosse celato dal cappuccio e dai nastrini rossi.

“Bene tu avere paura! Ora miei amici fare te a pezzettini! Attento!” Disse l’albanese.

“Ah! Ora basta! Hai acceso la mia curiosità! Ora voglio conoscerli questi tuoi amici!” Disse Spetters.

“Oh, oh! “ Disse Piero.

Alcuni isolati più avanti, Rino e Agim, due albanesi, stavano aspettando il loro amico Aldo con la refurtiva. Improvvisamente un pesante e grosso sacco colpì fortemente Rino facendolo volare indietro.

“Oh! Accidenti! Peso questo sacco!” Disse Agim.

“Si! Ma maledizione! Aldo! Potevi anche fare a meno di lanciarcelo così forte!”

poi, come bambini ansiosi di scartare un regalo, i due albanesi si misero ad aprire il sacco.

Appena l’ebbero aperto però ebbero una brutta sorpresa: dentro il sacco c’era il loro amico Aldo fatto a pezzi.

“Ahh! Come può essere?! Chi è stato?!”

“Ah! Ah ! Ah! Ha detto che me l’avreste fatta pagare, così l’ho portato da voi!”

“Ahh! Bastardo! Chi sei?!”

“Io? Sono Spetters! Non che per voi cambi molto il fatto di saperlo o meno…”

Successivamente un urlo disumano si poteva udire dall’altro capo della cittadina, poi Spetters lasciò dietro di sé due albanesi completamente spellati ma ancora vivi.

La sera, approfittando del fatto che molte famiglie erano in ferie, un albanese di nome Gimmi agiva indisturbato svaligiando una casa dietro l’altra , e se in una casa non trovava niente da portar via, distruggeva tutta la mobilia scrivendo sui muri che la prossima volta gli dovevano lasciare dei soldi da portare via.  Data la grande libertà di movimento che aveva, agiva da solo, infatti, d’accordo con la sua famiglia, avevano deciso che sarebbero usciti una notte per uno a svaligiare le case.

Dopo aver svaligiato una quindicina di case, andò nella mansarda di una casa a tre piani, salendo per la grondaia.  La porta della terrazza aperta gli aveva facilitato l’entrata nella grande casa e lui fremeva fantasticando sui tesori che avrebbe trovato in quella grande casa.

Stava per prendere un grosso computer quando udì dei passi veloci. Lasciando perdere il computer, Gimmi corse silenziosamente sulla terrazza deciso a stare nascosto e poi fuggire come era arrivato.

Mentre se ne stava acquattato nell’ombra però si accorse di non essere solo, infatti c’era un tipo in calzamaglia che se ne stava li acquattato anche lui. Credendo che si trattasse di un altro ladro, Gimmi agì di conseguenza:

“ fai piano  amico! Siamo stati scoperti! Ho sentito dei passi!” Disse Gimmi.

“Davvero? Mio Dio! E adesso che facciamo?! Siamo fregati, fregati!” Disse la figura in calzamaglia.

 “Ssssss!! Non è detto, Ma fai silenzio.” Disse Gimmi sottovoce. 

“Ma io ho paura! Cosa facciamo? Se ci prendono siamo fritti!” Disse la figura in calzamaglia.

“Ssssss! Vieni con me, ma fai silenzio.” Disse Gimmi.

 Detto ciò accompagnò la figura in calzamaglia alla grondaia indicandogliela.

“Allora? Perché mi hai portato qui? Cosa facciamo?” Disse l’uomo in calzamaglia.

“ Semplice, è di qui che io sono salito, e sarà di qui che scenderemo mettendoci in salvo, guardami e poi fa lo stesso che faccio io.” Disse Gimmi.

Gimmi stava per iniziare a scendere quando l’uomo in calzamaglia lo fermò:

“aspetta, ho un idea migliore.”

“Si? E quale sarebbe?” Disse Gimmi a bassa voce.

L’uomo in calzamaglia allora spinse Gimmi di sotto.

“Così fai prima!” Disse.

Fu una lunga caduta per Gimmi, il quale sbatte prima la testa nel robusto ramo di un albero, poi cadde rovinosamente al suolo. La caduta sul prato fu talmente forte che lo sfondò lasciandoci la sua forma per terra.

Con un salto anche Spetters andò giù cadendo in piedi accanto al povero Gimmi che si lamentava.

“Guarda cos’hai fatto! Hai rovinato il pratino, ora chi la sente mia madre…” Disse Spetters.

In paese c’era un vecchio edificio pieno di piccoli appartamenti , che il comune aveva espropriato per darlo agli albanesi. In tutto ce ne stavano cento tutti più o meno imparentati tra loro. In uno di quei piccoli appartamenti abitavano i fratelli e il padre degli albanesi che avevano aggredito Jenni.

In quel momento dentro l’appartamento c’erano soltanto il padre(un uomo obeso e pelato di mezza età) e due dei fratelli, in quanto il terzo, Gimmi era di turno a svaligiare le case.

“Padre! Noi volere vendetta! Nostri fratelli finiti ospedale con lacerazioni multiple a causa di un tipo mascherato che risponde al nome di Spetters. Ho sentito che volere arrestarli dopo l’ospedale, bisogna tappare la bocca ai testimoni , minacciarli per farli ritrattare!”

“Cosa dobbiamo fare padre? Aziz ha ragione! Bisogna fare qualcosa.”

Il ciccione si fermò un attimo a riflettere, poi, sospirando parlò:

“Aspettiamo che torni Gimmi con la refurtiva, poi decideremo tutti assieme il da farsi.”

In quel momento la porta si sfondò e un corpo volò nella stanza travolgendo prima i due fratelli per poi andare a picchiare fortemente la parete di fronte, sfondandola parzialmente per il violento impatto e rimanendoci piantato.

I due fratelli, travolti in quel modo erano un po’ storditi, ma l’uomo riconobbe subito l’uomo spiaccicato contro la parete.

“G.. Gimmi! Chi osato fare questo te? Si faccia avanti!”

La risposta per sua sfortuna non si fece attendere, infatti  una figura incappucciata con la calzamaglia rossa entrò velocemente gettando uno dei due fratelli ancora storditi di testa dentro il water closet. Il water closet era stato usato molto di recente, ma nessuno aveva tirato lo sciacquone.

“Puh! Che puzzo di merda! Là! Adesso tiro lo sciacquone, chissà che non venga trascinato via assieme agli escrementi anche tu.”  Disse Spetters.

L’altro dei fratelli, ripresosi, prese un coltello e minacciò Spetters, il quale era intento a tirare ripetutamente lo sciacquone reggendo Aziz a testa in giù dentro il water closet.

“Maledetto! Ho capito chi essere te! Tu essere quello che mandato fratelli ospedale, Spetters!”

“Ma che bravo! Hai vinto il gongolino d’oro!” Disse Spetters.

Col grosso coltello da cucina, l’albanese tentò di accoltellare Spetters, ma lui, velocemente gli afferrò la mano che reggeva il coltello e gliela infilò in un pentolone pieno di acqua bollente che si trovava sulla cucina tenendogliela per un bel pezzo mentre l’albanese urlava a squarciagola.

Poi Spetters tolse la mano ormai tumefatta dell’albanese dalla pentola e celo gettò con la testa dentro. L’albanese si ritrasse con un urlo e cadde per terra con la faccia ustionata.

Il padre intanto era intento a prendere una pistola  sita sopra un tavolino, ma Spetters, implacabilmente prese il coltello che era rimasto dentro il pentolone e glielo lanciò sulla mano, inchiodandogliela sul banchino a pochi centimetri dalla pistola.

Mentre l’uomo si contorceva in preda a un forte dolore dovuto sia alla ferita sia al fatto  che la lama era ormai rovente, Spetters si avvicinò a lui e con un calcio gli spezzò la gamba destra all’altezza del ginocchio. Ci fu un crack molto rumoroso seguito da un urlo che si sarebbe potuto sentire a km di distanza se Spetters non avesse tempestivamente tappato con la mano la bocca dell’albanese onde evitare l’afflusso degli altri inquilini in quell’appartamento.

“Ascoltatemi bene ora, perché parlerò una volta sola: io sono venuto qui solo per avvertirvi. Toccate, minacciate o soltanto guardate di traverso Jenni e io distruggerò voi e tutti gli altri albanesi residenti a ufo in questo palazzo. Sono stufo, stufo di pagare le tasse, di lavorare con uomini puzzolenti e sudati per mantenere delle teste di cazzo come voi che oltretutto vanno a rubare in casa alla gente. Vi avverto che cose simili da oggi non saranno più tollerate qui. Statevene tranquilli senza rompere il cazzo a nessuno e non vi sarà tolto neanche un capello, diversamente truciderò voi tutti senza pietà a voi la scelta.” Disse Spetters.

Poi Spetters dette un violentissimo calcio nei testicoli al ciccione e fuggì dalla finestra.

Urlando a squarciagola, l’albanese attirò presto l’attenzione di alcuni altri residenti del palazzo.

“Accidenti, va bene che siete soliti fare casino ma ora…. Ma cosa? Che diavolo è successo?”

“Chiamate delle ambulanze… Spetters è stato qui e ci ha minacciato di morte, ahhh!! “

Mentre le ambulanze stavano per arrivare il ciccione raccontò agli altri tutta la storia.

“Spetters?! Se è così terribile forse dovremo lasciar perdere i nostri propositi di vendetta e fare come dice lui.”

“Dico no! Ci ha colto di sorpresa è vero, ma è solo un buffone mascherato! Dobbiamo agire contro di lui tutti assieme! Organizziamoci, rapiamo Jenni, alla quale sembra tenere molto, poi attiriamolo in trappola, Contro noi tutti assieme non potrà fare nulla, lo faremo a pezzi!” Disse il ciccione ferito.

“Ma sei sicuro? Guarda come vi ha ridotti! E se ci uccide tutti?”

L’obiezione del ragazzo però non servi a molto, infatti quella era tutta gentaccia abituata all’impunità. Da una parte avevano i preti che dicevano agli italiani di essere buoni, accogliere lo straniero e perdonare i crimini perché siamo tutti peccatori, e dall’altra giudici che li mettevano sempre fuori impuniti qualunque cosa facessero e, se qualcuno di loro a rubare si feriva, la legge era capace di punire il proprietario della casa accusandolo di aver piazzato delle trappole. Abituati a questo clima di tolleranza non gli andava a genio che quel tipo chiamato Spetters gli mettesse i bastoni fra le ruote, no doveva essere assolutamente distrutto, a qualunque costo.

“ Ne riparleremo presto. Il tempo di farmi ingessare la gamba  poi decideremo il da farsi. Spetters ha osato troppo attaccandoci a casa nostra e deve morire! Così come uccideremo Jenni e quel maledetto che era con lei dopo che li avremo costretti a ritirare le accuse! Così la gente capirà che non deve opporsi a noi! Presto detteremo legge, credetemi.”

Il sabato successivo, mentre Daniele stava facendosi il bagno, il telefono squillò. Velocemente indossò un accappatoio poi corse a rispondere.

“Pronto?”

Per lunghi istanti ci fu silenzio, tanto che Daniele arrivò a pensare che si trattasse di qualche albanese di merda ladro che aveva chiamato per sentire se la casa era vuota. Il pensiero di ciò lo intristiva e lo rendeva furibondo e pieno di odio verso quello schifo di gentaccia.

Maledetti bastardi! Se riprovano a entrare in casa mia questa volta li faccio a pezzi e li do tutti in pasto ai maiali, così almeno serviranno a qualcosa! Bastardi! Figli di troia! Speriamo che vi ammazzino tutti come cani!

Dopo, una debole voce di donna rispose:

“s…sono Jenni! Vieni subito da me Daniele, ti prego…” Disse singhiozzando.

Senza aggiungere altro Daniele, preoccupato per la sorte di Jenni, si cambiò veloce come un fulmine e saltò sulla macchina.

Col piede premuto sull’acceleratore, incurante dei limiti di velocità, degli stop, dei sensi unici e persino dei semafori, Daniele si diresse Da Jenni col cuore che gli batteva all’impazzata. Era preoccupatissimo, temeva che fosse successo qualcosa di grave alla sua ragazza.

Appena Daniele arrivò Jenni gli corse incontro piangendo.

“Daniele! E’ stato orribile! Hanno minacciato di darmi l’acido in faccia, di uccidermi se non ritiro le accuse sugli albanesi che ci hanno assalito! Che devo fare? Dimmelo! Uno di loro voleva perfino tagliarmi un orecchio….”  Disse Jenni.

Daniele la guardò e la baciò:” non preoccuparti! Si risolverà tutto e non dovrai ritirare le accuse contro quei balordi. Però ora vai dai carabinieri e per sicurezza resta li per un po’.”

Poi, rimasto solo, Daniele urlò con odio la sua rabbia contro gli insulsi albanesi:

“Ahhh! Maledetti bastardi! Avete osato minacciare Jenni! La morte è troppo poco per gentaglia come voi!!!!”

Più tardi:

il ciccione albanese con la gamba ingessata stava tornando a casa. Era stato in paese a prendere delle provviste mentre gli altri erano rimasti tutti appostati nell’edificio, armati fino ai denti e pronti ad accogliere Spetters. Era certo che Spetters si sarebbe recato li perché avevano minacciato e picchiato Jenni, ma era anche certo che questa volta Spetters sarebbe stato fatto a pezzi dalla furia vendicativa dei suoi parenti albanesi.

Camminando con le stampelle, il ciccione arrivò all’edificio, ma appena ebbe aperto la porta si trovò davanti uno scenario raccapricciante:

le scale erano insanguinate, piene di interiora umane e parti anatomiche di corpi. C’erano vari fegati, vari reni, una decina di gambe e braccia amputate, svariati occhi, orecchi, nasi, organi genitali, visceri spappolate, parti di cervelli,  stomaci, pezzi di toraci, teste.

Una testa si trovava piantata sulla ringhiera in fondo alla scalinata. Urla agonizzanti  si udivano a intervalli regolari e i lamenti dei moribondi, degli straziati e dei mutilati non cessavano un istante rendendo così completo quello scenario devastante.

Un albanese col ventre squarciato stava scendendo le scale tentando di rimettersi dentro le budella che gli fuoriuscivano dalla tremenda ferita poi, vinto dall’atroce dolore, cadde rovinosamente di sotto.

Non soltanto le scale, ma anche il pianterreno era pieno di sangue e parti di uomini, oltre a ciò c’era anche un albanese con la gola squarciata dalla quale il sangue sbrillava in aria come da una fontana, evidentemente la ferita gli era stata inferta da poco tempo, dato che non era ancora morto ma gemeva.

Il ciccione per lunghissimi istanti rimase immobile, bombardato da tutte quelle scene atroci che aggredivano la sua mente. Non provava nessuna emozione inizialmente, perché era una situazione troppo assurda perché la sua mente potesse valutarla in un attimo.

Solo alcuni istanti dopo, rendendosi conto della tremenda situazione, il ciccione fu preso da un gran panico, seguito da una grande rabbia e un grande desiderio di vendetta verso l’autore di quella strage. Pensò ai suoi figli e , più velocemente che poteva, salì le scale per andare nel suo appartamento rischiando più volte di scivolare sul sangue e su qualche organo umano spiaccicato.

Mentre stava salendo, da una stanza uscì un albanese agonizzante che sbrillava sangue, con la parte destra del suo corpo che stava cadendo per via di un taglio che partiva dalla sua spalla destra, par arrivare al rene. Dalla squarcio cadevano vari organi per terra. Lui, incredibilmente era ancora vivo, ma dopo alcuni passi stramazzò esanime al suolo.

Il ciccione guardò nella stanza dalla quale il suo amico era uscito e notò, oltre al sangue che imbrattava tutta la stanza e vari pezzi sparpagliati, suo cugino con la testa inchiodata alla parete. Il suo sguardo era fisso e inebetito, come se non si aspettasse ciò che gli era successo.

Che fosse ancora vivo? Il ciccione non poteva e non doveva chiederselo, infatti doveva arrivare al suo appartamento il più velocemente possibile per vedere come stavano i suoi figli.

Arrivato sulla soglia del suo appartamento, il ciccione notò con raccapriccio uno dei suoi figli che gemeva davanti alla porta. Era stato privato delle braccia e delle gambe e dai moncherini il sangue sbrillava come da una fontana.

Poi, udendo dei lamenti provenire dalla camera, il ciccione andò li più tempestivamente che poteva  e con la pistola in mano entrò notando una cosa raccapricciante:

l’altro dei suoi figli urlava per terra in una pozza di sangue. Era stato privato di una parte del cranio da un colpo di pennato, e aveva lacerazioni varie al torace e all’addome. Sopra di lui Spetters era intento a tagliargli una mano col pennato.

Vedendo il ciccione d’innanzi a se, Spetters  si arrestò un attimo e parlò:

“Ti avevo avvertito, ora peggio per voi.” Disse ciò con una voce apparentemente calma che celava una feroce ira.

Dopo Spetters continuò la sua opera e, dopo aver staccato la mano al figlio del ciccione,  lo girò e lo colpì alla schiena facendogli sprizzare sangue copiosamente dalle nuove ferite.

Il ciccione sparò, ma Spetters evitò il colpo e gli lanciò il pennato tagliandogli di netto la mano che reggeva la pistola.

“Io avevo cercato di avvertirvi di smettere, di salvarvi la vita! Vi bastava starvene buoni, ma voi no! Io non vorrei, ma voi mi avete costretto a farlo, ora vi distruggerò tutti!!!!” Disse Spetters.

“Noooooooo!!!!!”  Disse il ciccione.

Mentre il ciccione si reggeva il moncherino sanguinante  Spetters, per nulla inferocito, gli lanciò il pugnale nel pancione. Poi prese una tanica di benzina e iniziò a rovesciarla ovunque.

“S..Spetters! Ti avevo sottovalutato, ma non succederà più! Ora so di cosa sei capace ma ti prego, pietà lasciaci vivere! Ti prometto che non ti daremo più fastidio, anzi! Andremo tutti via oggi stesso.” Disse il ciccione.

“Certo! Sono sicurissimo che ve ne andrete oggi, vi farò io stesso il biglietto, un biglietto di sola andata per l’inferno!!!” Disse Spetters.

Poi Spetters afferrò il ciccione e lo gettò con forza nel centro della stanza, gli inchiodò i piedi al pavimento e incendiò la stanza facendolo bruciare vivo con i suoi figli. Poi incendiò anche il resto dello stabile, trasformandolo in un enorme rogo.  Dopo, attese un quarto d’ora per vedere se nessuno usciva e se ne andò, proprio mentre stavano arrivando i pompieri.

Jenni non ritirò l’accusa, ma  il giudice non era propenso a mettere dentro gli albanesi che l’avevano assalita e voleva dar loro una pene lieve da scontare con la condizionale. Però Spetters andò dal magistrato e, dopo una lunga chiacchierata condita da feroci minacce lui cambiò velocemente idea.

I quattro albanesi vennero sbattuti dentro per molestie sessuali, aggressione, minacce, tentato omicidio con premeditazione e percosse.  Gli vennero dati venti anni di carcere e due milioni di multa, il massimo della pena.

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