MANNAJA
2 - ORRORI INFINITI
horror
di
Daniele
Orlandini
Riassunto di Mannaja - The Begin
Un misterioso individuo uccide della persone, colpendo sempre di notte. Danielino ha degli incubi, si risveglia nel cuore della notte e vede un cow boy vestito di nero che gli mostra un accetta insanguinata. E’ proprio il cow boy ad uccidere la gente e per ragioni ancora non chiarite a delitto eseguito appare a Danielino. Grazie all’impegno del P. I ( Pronto Intervento, una branca della Misericordia che si occupa delle catastrofi naturali e di combattere il male) viene stanato e colpito da una fucilata. Credettero di averlo ucciso ma non era così. Lui tornò ed entrò nella ditta CIM ove lavorava Danielino per vendicarsi di lui. Molti operai cercarono inutilmente di fermarlo e Danielino venne privato di entrambe le gambe da un accettata. Prima che potesse finirlo però venne ostacolato da altri operai e la strage continuò. Alla fine venne fermato da Manuele ed Alberto i quali gli tesero una trappola e gli fecero finire la testa schiacciata da una pressa. La sua testa, dato che la pressa era regolata a spessore 0 sparì letteralmente . Nessuno sapeva nulla di lui, perché uccideva? Chi era? Per il momento le domande erano senza risposta. Comunque era stato soprannominato Mannaia e nonostante tutto alcuni pensavano che l’incubo non era ancora finito.
Alla ditta CIM la polizia aveva interrogato tutti quelli che stavano bene. Nessuno di loro seppe dire molto di Mannaia, tranne il fatto che sembrava impossibile da uccidere. Il suo corpo era stato portato via dall’ambulanza della polizia per portarlo ad esaminare, onde avere qualche idea di chi fosse.
Una chiamata via radio arrivò e un poliziotto solertemente rispose:
" Ma il corpo dell’assassino non arriva ? Mi era stato detto di aspettarlo per eseguire le analisi." Disse la voce alla radio con enfasi.
"Ma che dici? Ormai dovrebbero essere arrivati da un pezzo! Sono partiti da quasi un ora!" Disse il poliziotto sbalordito.
"Negativo! Qui ancora non si è visto nessuno."
"Cosa? Strano! Va bene, verremo a controllare, tanto abbiamo già finito qui. Magari poi passeremo dall’ospedale per interrogare i feriti, magari potranno dirci qualcosa di più." Poi chiuse la comunicazione e chiamò gli altri." Ragazzi, sarebbe il caso di andare a dare un occhiata! Ah! Sergente! L’ambulanza sembra che non sia ancora arrivata col corpo di Mannaia."
"Calmati. Avrà avuto un guasto, avrà forato forse. Non credo ci sia nulla da preoccuparsi, dopotutto era senza testa!" Disse Il sergente.
"Già! L’ho visto! Che schifo! Comunque quando avrò visto l’ambulanza sarò più tranquillo."
"Andiamo subito, non preoccuparti." Disse il sergente.
Partirono in fretta. Poco più avanti, in uno spiazzo molto isolato trovarono l’ambulanza ferma.
Conati di vomito a non finire quando videro intorno a essa pezzi di arti e di organi umani mentre le teste del personale erano state poste sul cruscotto una accanto all’altra.
Tentando di essere più risoluti possibile avanzarono lentamente con le pistole in mano. Aprirono l’ambulanza e sul retro, al posto del corpo di Mannaia c’erano delle budella umane che con tutta probabilità appartenevano al personale morto dell’ambulanza.
Il corpo di Mannaia non c’era più e anche la sua ascia era sparita.
"E’…è resuscitato! E ha ucciso tutti!" Disse istericamente un poliziotto.
Ci fu un attimo di silenzio da parte di tutti, silenzio che fu rotto dal sergente:
"aveva la testa sbriciolata. Cerchiamo di mantenerci con i piedi per terra, anche se capisco che non è facile in queste circostanze, erano anche amici miei. Probabilmente avrà avuto un complice, o comunque qualcuno che non voleva si scoprisse da dove veniva Mannaia. Ma chiunque sia stato può stare certo che ci avrà alle calcagna." Disse in modo relativamente pacato il sergente.
Danielino intanto , privo delle gambe,con lesioni gravi alla vescica e a altri organi e con la mano schiacciata si trovava in un ospedale. Ma non era l’ospedale normale, infatti li sarebbe morto entro poche ore data la gravità delle sue ferite. I suoi compagni della Misericordia avevano fatto in modo che fosse trasferito immediatamente nella famosa ‘Clinica del dolore ‘ sovvenzionata tra l’altro anche da loro. Si trattava in poche parole di una clinica specializzata in terapie molto dolorose non ortodosse che in molti casi salvavano pazienti ritenuti incurabili. Il prezzo da pagare erano dolori lancinanti, dolori ai quali molti avrebbero preferito la morte.
E il dolore non mancava certamente a Danielino. Gli avevano dovuto deviare l’intestino, mettere momentaneamente una vescica artificiale e tutto da sveglio perché se si fosse addormentato un solo istante, nelle condizioni in cui era sarebbe morto. Lo avevano incubato da tutte le parti e anche steccato le palpebre affinché tenesse gli occhi sempre aperti onde rendergli più difficile addormentarsi. Non avevano inoltre nemmeno potuto dargli nessun tipo di anestesia locale ne durante i numerosi interventi e ne dopo perché gli sarebbe stata fatale. Doveva assolutamente stare ben desto e sorbirsi in pieno tutte le atroci sofferenze. Ogni tanto gli dovevano fare addirittura delle iniezioni con un acido speciale che provocava molto dolore ma non ledeva in modo letale le vene e i tessuti, e gli avevano anche somministrato dei preparati in modo da stimolare i suoi nervi ad aumentare la sensibilità di quattro volte, in questo modo potevano prolungargli la vita ancora di più.
Le sue condizioni erano comunque disperate e c’erano pochissime speranze di salvargli la vita, per il momento l’unica cosa che tentavano era di prolungare al massimo la sua vita.
La stanza in cui si trovava sembrava la sala delle torture perché da essa provenivano urla strazianti.
Infatti tutti i pazienti di quella stanza erano sottoposti a terapie dolorosissime a causa di gravi lesioni o malattie terminali, per esempio:
c’era un paziente con le gambe macinate che urlava a causa del liquido doloroso che la macchina a cui era attaccato gli iniettava costantemente nel sangue;
uno aveva la gola talmente tagliata che la testa gli stava per cadere per terra all’indietro, era sorretta soltanto da numerosi tubicini che gli avevano impiantato chirurgicamente dentro la gola in modo da farlo sopravvivere ancora qualche ora;
un altro era stato operato ai reni e gli avevano messo da sveglio un grosso cannello uncinato dentro il pene che gli arrivava alla vescica onde potesse svuotarsi delle impurità;
un altro a causa di una rara malattia non riusciva più a defecare e gli era venuto un pancione come una donna incinta, per curarlo gli avevano messo un cannellone rovente dentro il deretano che gli arrivava nell’intestino nel disperato tentativo di fargli spurgare gli escrementi;
Ad un altro, a causa di una tremenda infezione agli occhi, avevano dovuto amputare le palpebre, infine uno era spellato vivo e se fossa sopravvissuto avrebbe passato la vita ad urlare.
Da ciò traspariva chiaramente una cosa della politica di quella clinica, ovverosia il fatto che fossero assolutamente contrari all’eutanasia. Li, pur di farti sopravvivere un minuto di più si impegnavano al massimo, anche a costo di sottoporti a insopportabili sofferenze.
E la stanza ove era situato Danielino e le suddette persone era la peggiore e quasi nessuno sapeva della sua esistenza. Infatti era isolata e ben nascosta, ed era meglio così. Infatti i malcapitati che ci andavano erano talmente malridotti che era meglio se i parenti non li vedevano in quelle condizioni.
Per farli andare in quella clinica infatti dovevano firmare un foglio che autorizzava terapie molto dolorose. Inoltre, se i pazienti erano particolarmente malridotti i dottori ritenevano di mandarli nel reparto 66 di cui faceva parte la stanza ove si trovava anche Danielino. Il reparto in questione veniva chiamato in gergo dagli infermieri e da alcuni medici ‘ REPARTO DEI DANNATI ‘ , e se qualcuno doveva andare li i dottori facevano firmare un ulteriore foglio ai familiari ove rinunciavano a qualsiasi contatto e a sapere dove si trovava il paziente fino a quando i dottori non lo avessero ritenuto opportuno, oppure (e accadeva quasi sempre così) quando sopraggiungeva la morte del paziente.
Danielino era in preda a forti dolori fisici e stava male anche dentro. L’atmosfera lugubre della stanza , la sofferenza di cui parevano impregnate le stesse mura e le grida agonizzanti dei pazienti rendevano infatti la sofferenza di Danielino molto più acuta e profonda. Avrebbe preferito che Mannaia fosse riuscito ad ucciderlo.
Era notte: Marisa si era alzata per andare in bagno. Mentre faceva i suoi bisogni udì del baccano nel pollaio dalla finestra aperta del bagno. Erano i polli che facevano confusione, come se fossero spaventati da qualcosa. Era già successo altre volte, e il colpevole era un grosso e stupido cane randagio che veniva perennemente scacciato. A Marisa faceva a volte pena quel cane e gli dava qualcosa da mangiare. Ma la notte voleva dormire per cui ultimamente lo scacciava in modo anche crudele per assicurarsi che non tornasse. Aveva avuto una giornata molto stressante in ufficio, aveva dovuto infatti lavorare dodici ore e per tre persone. Il capo era inoltre stato sempre tra i piedi criticandola e a volte insultandola. Inoltre il giorno dopo doveva darsi ulteriormente da fare sul lavoro poiché aveva da fare un sacco di cose difficilissime per cui si può ben capire la sua esasperazione. Anche se fosse tornata a letto, le pareti sottili della casa non gli avrebbero consentito di ignorare il baccano del pollaio, inoltre il cane avrebbe potuto fare dei danni. Ciò la fece uscire imbestialita con un bastone appuntito in mano.
Entrò nel pollaio e la luce della torcia illuminò il muso del cane dietro un cesto.
"Ah! Sei qui bastardo? Questa volta ti darò una lezione che non dimenticherai." Disse con odio.
Si accorse però ben presti con raccapriccio che qualcuno l’aveva anticipata. Quel cane non gli avrebbe più dato fastidio, infatti c’era la sua testa li, e il resto del suo corpo dall’altra parte.
Urlò e, girando la torcia illuminò i suoi polli e vide che erano tutti per terra sventrati. Urlò a squarciagola quando un colpo d’ascia la decapitò.
Suo marito era a letto. Non era stato svegliato dal baccano dei polli. Ma probabilmente aveva udito il baccano di dopo perché si svegliò. Era un ometto con gli occhiali, basso e calvo, aveva il classico aspetto dei ragionieri. Non vedendo sua moglie accanto a se la chiamò. Non udendo risposta si alzò a fatica dal letto e iniziò a cercarla. Vide dalla finestra del bagno aperta la debole luce della torcia nel pollaio. Che avesse trovato un ladro? Prese il fucile e andò nel pollaio in modo deciso ma appena fu dentro un colpo d’ascia gli arrivò in faccia. Cadde per terra sanguinante reggendosi la faccia. L’accetta colò su di lui nuovamente, e ancora, e ancora fino a quando non smise di muoversi.
Danielino era sveglio, e stava soffrendo pene indicibili. Improvvisamente vide Mannaia alla finestra con un accetta insanguinata in mano. Era Mannaia, ne era certo anche se non riusciva a vedergli la faccia. Vedeva il cappello ma la faccia no e gli pareva che la faccia non ce l’avesse proprio. Come era possibile ciò? E che fosse alla finestra poi! Si trovavano al settimo piano e li fuori non c’erano pianerottoli ma solamente il vuoto. Girò un attimo gli occhi e quando guardò nuovamente alla finestra non c’era nessuno.
Naturalmente pensò a un allucinazione dovuta anche probabilmente ai numerosi farmaci che gli somministravano costantemente oltre che al controverso stato d’animo in cui versava. Dopotutto Mannaia era morto. Gli avevano detto come era morto e quella volta non poteva certo tornare.
Il pomeriggio stesso però i dottori entrarono col giornale in mano parlando ad alta voce del delitto compiuto in nottata. I cadaveri di Marisa e del marito erano stati scoperti alle tre di notte e il delitto aveva il marchio inconfondibile di quelli in precedenza compiuti da Mannaia.
In paese al bar la sera non si parlava d’altro e anche Daniele e i suoi amici ne parlavano.
"Non si può andare avanti così! Prima Spetters, poi il Fantasma Bianco, poi la Federazione dei Giustizieri e ora questo assassino con l’accetta! Non voglio dire che sia Mannaia perché è morto, ma uccide proprio come lui . Bisogna che tutti si mettono in testa che bisogna fare qualcosa." Disse Giorgio.
"Ah! Ah! Ah! Ma che bei discorsi! Lo fai per attirare le donne per caso? Guarda che a loro non interessano certo i desideri umanitari, loro guardano per prima cosa quanti capelli hai in testa e se sei un bel ragazzo che se ne frega dei problemi dell’umanità,ah! Ah!Ah!" Disse Daniele.
Stefano si intromise risentito:" ancora con questi discorsi? Ma lo vuoi capire che i capelli non contano? Conta quello che c’è sotto la testa non sopra!"
Daniele scoppiò a ridere poi disse la frase che avrebbe voluto dire tante volte quando sentiva quel discorso alla televisione o lo vedeva scritto in alcuni insulsi articoli:" Ah! Ah! Ah! Come quello che c’è sotto conta? Che vuol dire questo? Ah! Si! Ora ho capito! Vuoi dire che non contano i capelli ma la orma della zucca pelata! Ci ho chiappato?" Poi senza attendere la risposta:"ah! Ah! Ah! Ah!"
Dei ragazzi probabilmente drogati in quel momento entrarono prepotentemente nel bar spingendo e buttando all’aria la roba.
"Accidenti! Bisogna fare qualcosa, chiamiamo la polizia!" Disse Giorgio preoccupato.
"Ah! Ah! Ah! Ma che mi importa? Non devo certo curare gli interessi dell’uomo con la chierica sulla nuca che è il barista, ah! Ah! Ah!" Disse Daniele con strafottenza.
Però i drogati misero le mani addosso anche a lui spingendolo e facendogli rovesciare il caffè. Ciò lo fece notevolmente irritare.
"Ragazzi! Mettiamo bene una cosa in chiaro! Di quello che succede agli altri non mi interessa, però se delle persone di merda come voi mi toccano io non ci vedo più, sono stato abbastanza chiaro?!" Disse Daniele spingendo indietro quello che lo aveva spinto.
"Vuoi rogne amico? Eeehhh?" Disse il teppista puntandogli il dito.
Rosso di rabbia Daniele non ci vide più e, dopo avergli spezzato il dito con un gesto improvviso lo colpì fortemente in testa con una sedia.
"Sia ben chiaro per tutti!!!!" Disse Daniele.
Un altro lo assalì, ma Daniele dopo avergli infilato le dita negli occhi, lo stese con un calcio ai testicoli. Gli furono alla fine tutti addosso, lui si difese come poteva ma alla fine venne colpito e volò dietro il bancone deserto.
"Andiamo e facciamolo a pezzi! Mi ha fatto incazzare!" Disse un teppista.
In tre si avviarono dietro il bancone armati di catene e coltelli quando qualcosa di velocissimo passò in mezzo a loro i quali, senza capire come fosse successo, si ritrovarono senza mani.
Si sedettero guardandosi tristemente i moncherini sanguinanti.
Un veloce calcio schiacciò il naso a un altro teppista e un bastone divise in due la testa di un altro ancora prima che si potessero rendere conto di cosa stava succedendo.
Finalmente lo misero a fuoco: aveva una calzamaglia rossa con tanto di cappuccio che gli copriva il volto fino alla base del naso, dei nastrini rossi proseguivano da li arrivando fino alla fine della bazza celandogli parzialmente anche quella parte della faccia. Aveva un teschio con le tibie incrociate disegnato all’altezza della fronte e uno scheletro in moto che brandiva catena e coltello disegnato sul petto. Non c’era alcun dubbio, si trattava del feroce Spetters il rosso.
I teppisti lo conoscevano di fama, infatti era tristemente famoso per il numero sempre crescente di vittime che si lasciava dietro. Era dotato di poteri sorprendenti e nessuno era mai riuscito a batterlo.
I teppisti sapevano benissimo di non avere nessuna speranza, ma sentivano che dovevano tentare perché erano ben consci del fatto che ad altri prima di loro non aveva permesso di fuggire.
"Maledetto! Non ci avrai senza combattere!" Disse un teppista.
"Che voi lottiate o no è indifferente , tanto il vostro destino è già segnato."
Gli occhi di Spetters erano colmi di furia e la sua voce tradiva una certa eccitazione, quasi pareva impaziente di combattere.
Due teppisti balzarono avanti attaccandolo, e tornarono subito indietro per via aerea, uno privo di mezza testa e uno senza mascella.
"N.. non ho mai visto nessuno muoversi così velocemente! Io me la squaglio!" Disse un teppista.
"Fermo imbecille! Tanto è impossibile sfuggirgli, ma se restiamo uniti avremo una chance in più!"Disse quello che sembrava essere il capo.
Spetters lo sentì e rispose:"vero! In questo modo anziché avere zero possibilità su un miliardo ne avrete zero su un novecentonovantanove milioni."
Un teppista provò ad attaccarlo con un coccio di bottiglia, ma tornò indietro volando con il coccio profondamente piantato nella faccia.
Due provarono a prenderlo di lato tentando di accoltellarlo ma vennero stesi e la loro colonna vertebrale venne estratta dalla schiena e gettata fuori.
Altri quattro gli andarono addosso armati di catene e coltelli solo per ritornare anche loro indietro in volo con qualche cosa piantata addosso. Andarono tutti e quattro a sbattere sulla parete in modo così violento da sfondarla parzialmente rimanendoci piantati e spiaccicati.
La lotta continuò: vari pezzi di arti e organi umani volavano per aria e il sangue imbrattava copiosamente le pareti. Spetters senza pietà decimava in modo efferato tutti quelli che lo assalivano e alla fine dei teppisti rimasero solo il capo e un altro, entrambi spaventati a morte anche se il capo cercava di darlo meno a vedere. I clienti del bar e il barista stavano in disparte, ben lontani dal centro della rissa.
"Capo! S sei tu quello più bravo! Vai e uccidilo! Presto!"
"Zitto idiota! Vai e affrontalo che devo pensare!" Disse il capo spingendolo verso Spetters.
Il teppista, trovandosi di fronte a Spetters con una pesante spranga di ferro in mano, esitando lo colpì con essa. Spetters sembrò che non accusasse il colpo, ma lo guardò male. Poi, con un solo pugno in faccia gli fece girare il collo di 360 gradi.
"Bene! Sembra che adesso rimaniamo solo tu ed io, fammi vedere cosa sai fare!" Disse Spetters al capo.
Velocemente il capo tirò fuori una pistola e sparò a Spetters fino a finirgli il caricatore addosso.
"Ah! Ah! Non te l’aspettavi vero? Sei fregato!" Disse il capo.
Ma Spetters per sua sfortuna non sembrò accusare molto i colpi.
"Benissimo! Mi hai fatto vedere di cosa sei capace! Ora però tocca a me!" Disse Spetters.
Detto ciò afferrò il capo e lo gettò in aria, poi, mentre tornava giù lo colpì mentre era a mezz’aria con un numero incredibile di calci dati alla velocità del pensiero. Il capo venne spinto dall’ultimo calcio contro il soffitto ove rimase spiaccicato.
"Bene! Ora che ho finito posso anche andarmene." Disse Spetters andando via senza curarsi di quelli senza mani seduti davanti il bancone che lo guardavano preoccupati.
Dopo che Spetters scomparve Daniele si rialzò e uscì da dietro il bancone semistordito. Vedendo la carneficina dei teppisti sgranò gli occhi.
"Ma che diavolo è passato l’uragano? Di chi sono tutti questi pezzi? " Disse Daniele sbalordito.
"Sono i teppisti che ci hanno aggredito! Spetters è arrivato e li ha decimati quasi tutti."
Giorgio aveva detto ciò a voce bassa in segno di rispetto verso i teppisti morti e qui pochi ancora vivi malridotti. Di tutt’altro avviso però era Daniele il quale non potette fare a meno di scherzarci sopra:
"Spetters? Ah! Ah1Ah! Sembra che siano stati passati da un tritacarne! Uh! Uh! Uh!" Poi alzò lo sguardo notando quello spiaccicato al soffitto e col viso sorridente disse piacevolmente sorpreso ad alta voce:" e quello lassù che ci fa?" Alzò ancora più divertito la voce:" Che ci fa!"
I teppisti senza mani lo guardavano tristi e Giorgio essendo era dispiaciuto un po’ per cui rispose tentando di far abbassare a Daniele il tono della voce:
"Quello è il loro capo, poveretto! Spetters l’ha colpito talmente forte che…."
Daniele rise a squarciagola guardando Giorgio in faccia e sembrava non riuscisse più a smetterla. Alla fine anche Giorgio rimase suo malgrado contagiato ed iniziò a ridere anche lui, prima piano poi più forte.
Vennero i soccorsi e la polizia e i tre teppisti senza mani erano gli unici superstiti dei malandrini .Venne loro ribadito più volte che erano stati fortunati ad essere vivi, loro però non parevano mostrare tanto entusiasmo.
Alla clinica del dolore Danielino era sul lettino che soffriva atrocemente quando venne raggiunto da due dottori.
"Purtroppo non abbiamo buone notizie. Se ti addormenterai morirai e se non ti addormenterai vivrai poco di più ma non ti salverai in nessun caso." Disse un dottore.
"Oltre a tagliarti le gambe l’ascia ha leso anche delle parti vitali. Ora le funzioni di quelle parti sono state in parte sopperite da apparecchiature artificiali, ma presto non basterà. Inoltre, la singolare forma delle tue ferite rende impossibile anche un trapianto." Disse l’altro dottore.
"Allora dovrò morire. In verità l’ho sempre saputo."
"Non è detto, ci sarebbe ancora una possibilità!"Disse un dottore.
"Quale? Quella di vivere con la testa sola attaccata alle macchine?" Disse Danielino costernato.
I due dottori si guardarono tra loro con espressione quasi assenziente e Danielino si sentì gelare il sangue.
"Potrebbe benissimo essere una possibilità! Però purtroppo non abbiamo ancora elementi sufficienti per realizzare ciò con una certa sicurezza. Avevamo preso la formula a degli scienziati nazisti! Loro l’avevano fatto! Però purtroppo benché i nostri scienziati ci lavorino giorno e notte, non sono ancora riusciti a decifrare la formula." Disse il dottore più basso dei due.
"Che peccato." Disse Danielino con un sospiro di sollievo.
"Però abbiamo quest’ altra cosa. Ti racconto una storia: tanto tempo fa uno scienziato pazzo rapiva giovani donne e le faceva a pezzi. Voleva sperimentare un liquido che oltre ai tessuti avrebbe permesso grazie a un processo che non ti descriveremo di riattaccare i nervi. Proprio così!Ci voleva naturalmente una delicata operazione dopo la quale andava somministrato in certe dosi in certi punti e le parti mancanti si riamalgamavano completamente. Lui riuscì nell’intento seppure usando mezzi discutibili per arrivarci. Venne preso e processato e gli venne dato l’ergastolo senza appello. Dopo quaranta anni evase dal carcere e da allora si sono perse le sue tracce. Stavano per riprenderlo ma arrivarono tardi. Aveva preso delle cose dal suo laboratorio ed era fuggito. Tuttavia furono trovate tre provette contenenti quel siero le quali sono adesso giunte nelle nostre mani. Purtroppo quelle provette non contengono il risultato finale ma solo la sperimentazione come ci siamo accorti a nostre spese usandone due. Si, in teoria dovrebbero funzionare ma nella pratica c’è la possibilità di incorrere in sgradevoli effetti collaterali."
"C.. che tipo di effetti?" Disse Danielino.
Il dottore più alto inghiottì, poi parlò a voce bassa:" A uno venne riattaccato la parte sinistra del busto che gli era stata tranciata da una sega, era l’unica speranza di salvarlo. Sembrava fosse andato tutto bene, ma dopo appena due minuti si mummificò completamente e io mi sto ancora arrovellando su come possa essere successo."
Poi parlò l’altro dottore:" Il secondo lo provammo su un altro paziente in fin di vita a seguito di gravi lesioni a organi vitali. Dopo pochi istanti iniziò a sentirsi bruciare e il suo corpo si strusse in breve tempo. Rischi una morte orribile e anche se va bene ci sono dei problemi, ma è l’unica possibilità. Se va bene oltretutto riavrai le gambe perché fa parte dell’operazione anche riattaccartele. Infatti una parte di esse che Mannaia ti ha tagliato è indispensabile alla tua sopravvivenza. Accetti?"
"Si ! Qualunque cosa pur di non restare così!" Disse Danielino.
"Non ci saresti rimasto a lungo. Infatti sarebbe molto improbabile per te passare un'altra notte in queste condizioni. Dobbiamo operare immediatamente."
Alla sede del P. I della Misericordia stavano discutendo sulle sciagure che ultimamente si erano abbattute nella zona e soprattutto dell’avvento delle numerose minacce alla vita umana e al lo stato.
"Queste minacce crescono come funghi! Il Fantasma Bianco, Spetters, White Demon , il Militare Oscuro, Blood Beast , i Giustizieri, L’Uomo Demonio ! Non bastavano! Ci voleva anche questo Mannaia che sembra non morire mai." Disse Sarti.
"Sarà uno che lo emula! Lui non ha più la testa. Il suo corpo è scomparso, è vero! Ma lui è morto, su questo ci metterei la mano sul fuoco." Disse Crila.
Martello, presidente del P. I e della Misericordia dondolò due volte di lato il capo poi sospirò e parlò:"in teoria dovrebbe essere morto… ma questo presunto altro non sembra essere da meno di lui, dobbiamo adoperarci con ogni mezzo possibile per fermarlo."
"Ma come è morto! Non hai sentito che ogni volta pareva si rivitalizzasse! Ho sentito le testimonianze!" Disse Sarti.
Si sentiva chiaramente la sua preoccupazione. Era vice presidente sia della Misericordia che del P. A . Era stato scelto lui per le sue numerose capacità ma purtroppo gli ultimi tempi sembravano avergli minato il carattere e pareva che da un momento all’altro avrebbe mollato. Questa era non solo l’impressione di Martello ma anche di molti altri dei volontari.
Martello era preoccupato. Se uno come Sarti avesse mollato molti gli sarebbero andati dietro dato che lui ne aveva convinti non pochi ad unirsi al P. I. Non si poteva permettere che ciò accadesse perché se le loro forze fossero diminuite drasticamente proprio in quel momento sarebbero stati guai seri per la gente che dovevano proteggere per cui Martello aveva il preciso dovere di fare di tutto per trasmettere ottimismo e coraggio ai volontari. Ciò era un compito difficile, ma lui era il presidente e doveva riuscirci.
"Uno senza testa non vive, nemmeno se fosse Gesù! Stai tranquillo Sarti! Chiunque sia è un uomo e noi se siamo uniti e compatti vinceremo sicuramente." Disse Martello con ottimismo.
Sarti abbozzò un debole sorriso, era poco ma già qualcosa.
La voce Di Leone irruppe improvvisamente:" io ho un idea!"
Tutti si girarono verso di lui. Martello scrutò la sua espressione per vedere quanto fosse convinto di quanto affermava. Gli parve abbastanza deciso per cui parlando con voce tranquilla lo invitò a fare presente anche a loro la sua idea.
Leone sorrise sicuro di sé:"semplice! Sapete tutti di come ha preso i poteri il nostro nemico White Demon! "
Molti fecero un passo indietro. Ricordavano tutti la minaccia di White Demon, un pericoloso criminale dotato di immensi poteri psichici.
"Lo sappiamo! Tramite un libro da lui ordinato alla famosa ditta Zero." Disse Martello.
"Che c’entra questo con Mannaia?" Disse Sarti.
Leone sorrise di nuovo. La sua faccia paffuta esprimeva molto entusiasmo ma improvvisamente a Martello venne un dubbio atroce sul piano di Leone ma aspettava che finisse il discorso.
"Ma non capite? Io ho trovato come ordinare la roba al cento per cento del potenziale da quella misteriosa ditta! Ho trovato uno di quei rari tagliandi che permettono di ordinare da quella ditta qualsiasi cosa al cento per cento del potenziale! C’è scritto in fondo! Ora noi ordineremo il libro che ha potenziato White Demon e, dopo faremo gli esercizi per sviluppare i nostri poteri psichici. In questo modo presto nulla ci sarà impossibile! Fermeremo qualsiasi minaccia! Salveremo molte vite umane! Trovare questo Mannaia sarà un gioco da ragazzi!"
Martello divenne serio. Leone aveva detto proprio quello che lui temeva con troppo entusiasmo. Possibile che non si rendesse conto delle conseguenze di un simile gesto? Si irritò notevolmente pensando ciò e lo fece presente:" sei impazzito Leone? Sai benissimo che la roba di quella ditta al cento per cento del potenziale non è roba per noi! Se usassimo quel libro svilupperemo si i poteri psichici ma a prezzo della nostra sanità mentale!"
"No! Noi lo useremo solo per fare del bene, non….." Disse Leone.
"Anche White Demon aveva questa intenzione! Te lo sei scordato forse? Lui prima era un eroe, aveva preso quel libro per diventare potente e combattere il male! Ma purtroppo quei poteri psichici sono troppo per un cervello umano! Lui lo ha scoperto a sue spese, quei poteri hanno generato un energia che a poco a poco gli danneggiava il cervello e ora è diventato un folle assetato di sangue. Inoltre i poteri gli sono anche aumentati!" Disse Marello infuriato, poi abbassò il tono di voce e mise con comprensione una mano sulla spalla a Leone:"io lo capisco! Io più di te vorrei cancellare tutte le minacce con un colpo di spugna, ma non posso permettere di scambiare una minaccia con una cento volte più terribile. Troveremo un altro modo, stai tranquillo." Disse Martello.
"Hai ragione, scusami! Dovevo pensarci che niente a questo mondo è a buon mercato." Disse tristemente Leone.
"Su chi dobbiamo concentrare i nostri sforzi per primo? Voglio dire…avete rammentato una sfilza di gente!" Disse Bivista.
Martello strinse le spalle:" direi che il nostro primo obbiettivo adesso è Mannaia. Con questo non voglio certo dire che trascureremo gli altri nostri doveri ma…." Si sedette e si mise le mani al viso e parlò con voce inizialmente singhiozzante alzandola piano piano:" il fatto è che non siamo abbastanza per occuparci di tutto… ci vorrebbero molti altri volontari e molta gente che conosco sarebbe adatta! Io vedo molti giovani passare e mi ci incazzo perché penso che invece di andare inutilmente in giro potrebbero fare molto per la comunità. Il vero problema grosse è che la gente è insulsa! La maggior parte delle persone pensa ai capelli, ai muscoli, alla macchina tutto per riuscire a portare a cena bionde da sfilata di moda!Pensano a divertirsi in improduttive scopate invece di ragionare col cervello e pensare a tutto quello che potrebbero fare per la società se solo volessero."
Sarti fece una smorfia di disgusto e scosse il capo: " la gente non capisce un cazzo!"
Più tardi Danielino venne preparato per l’operazione. Siccome doveva essere rigorosamente sveglio, gli venne attaccato un boccione con cui somministrargli consecutivamente un eccitante che non gli avrebbe permesso di svenire per il forte dolore che avrebbe provato.
L’operazione durò cinque ore durante le quali Danielinò soffrì come non aveva mai sofferto e spesso invocava la morte a gran voce. Fortunatamente l’operazione ebbe successo e non ci furono effetti collaterali letali. Il siero aveva funzionato relativamente bene.
"Bene Danielino! Sembra che non morrai oggi. Le tue gambe sono riattaccate e presto potrai alzarti. Ora ti toglieremo gli stecchini dagli occhi e cesseremo di darti le punture di acido per tenerti sveglio. Quando sarà finito l’effetto degli eccitanti potrai cercare di dormire. Purtroppo non osiamo darti calmanti in questo frangente perché potrebbero interagire col siero in maniera imprevedibilmente sgradevole."
"Ma sto già meglio . A parte questo irresistibile bruciore che sento alle gambe." Disse Danielino.
"Ah! Purtroppo a quello dovrai abituatici perché durerà per tutta la vita. Si a momenti si attenuerà e in altri momenti sarà più forte, ma non te ne libererai mai del tutto."
Danielino strinse le spalle:"l’importante è che abbia di nuovo le gambe e sia fuori pericolo."
"Non credere di essere salvo! Non mi sei stato a sentire? Il siero non era quello perfetto ma solo uno dei suoi ultimi tentativi prima di perfezionarlo. A parte il fatto che il dolore non passerà mai più, quello sarà tuo compagno costante per i tuoi giorni a venire, il fatto è questo: le tue gambe tenderanno a staccarsi di nuovo fra un periodo di tempo che può variare da una settimana a un mese. Tu ti accorgerai di quando inizierà questo processo da un dolore diverso, sentirai come se ti prendesse fuoco la vescica e le tue gambe iniziassero a strapparsi. Appena inizieranno quei sintomi dovrai molto tempestivamente correre da noi perché dovremo farti uno speciale trattamento con le radiazioni. Il trattamento è altamente cancerogeno, te lo dico subito! Però è l’unica cosa che forse e sottolineo forse potrà permetterti di tirare avanti un altro po’. Naturalmente l’esito diventa sempre meno sicuro con l’andare del tempo. La prima volta c’è un buon 80% di probabilità che riesca bene, mentre con l’andare del tempo le probabilità diminuiranno progressivamente, e sarà anche minore il tempo che intercorrerà tra un trattamento e l’altro. Non ti illudere amico! Non sei affatto salvo. Se non troverai un modo di rendere permanente l’effetto del siero morirai al massimo entro sei mesi, proprio se le cose vanno bene al cento per cento! " Disse un dottore guardandolo con occhi sgranati.
Danielino si sentì cadere la braccia:" allora non si può fare nulla! Sono condannato lo stesso."
"La tua unica possibilità e trovare Roco, l’inventore del preparato e farti preparare la versione perfezionata."
"Ma perché non avete analizzato le componenti e non lo avete preparato voi?" Disse Danielino.
"A parte il fatto che quello usato da noi non era perfezionato, abbiamo fatto quello che dici. Solo che abbiamo trovato un elemento sconosciuto in essa, un elemento che non è possibile riprodurre in laboratorio. " Disse il dottore più basso.
"Come è possibile? Un elemento chimico non ancora scoperto?" Disse Danielino.
Il dottore più alto sospirò e dette un occhiata a quello più basso:" non ne siamo sicuri, ma crediamo che Roco non abbia inventato la pozione nel nostro mondo ma in un mondo parallelo."
"Come puoi dire una cosa del genere?" Disse Danielino.
"Sappiamo benissimo, siamo in contatto col P. I. Sappiamo che tempo fa siete finiti in una terra parallela raggiungibile tramite un varco! Siete finiti in un mondo uguale al nostro solo che era invaso dagli zombi." Disse il dottore più alto.
Danielino ricordava perfettamente. Perfino il loro amico Paolo, detto il Santo era finito in quel mondo e a fatica era riuscito ad uscirne vivo. Gli zombi erano dappertutto e solo alcuni coraggiosi tentavano di contrastarli. Gli zombi si nutrivano di carne umana.
"Vedi, lo studio di Roco si trovava proprio nelle vicinanze del varco che conduceva in quel mondo e sospettiamo che lo abbia scoperto."Disse il dottore più basso.
" C’erano delle vecchie leggende su Roco, una di esse affermava che a volte lo avevano visto come svanire nel nulla. Noi sospettiamo che invece andasse in quel mondo a prendere quell’elemento per i suoi esperimenti. Chissà? Forse non si trova qui perché è solo dentro gli zombi." Disse il dottore più alto.
"Volete dire che per salvarmi dovrò andare in quella terra invasa dagli zombi?" Disse preoccupatissimo Danielino.
"Non potresti nemmeno se volessi. Quel varco come saprai è stato sigillato per tutelare la sicurezza di entrambe le terre. Però Roco potrebbe aver ancora con se molto di quell’elemento necessario per il siero. Dovrai cercare lui e convincerlo ad aiutarti. Secondo noi, e l’ipotesi è condivisa da molti, si trova nei famosi boschi chiamati ‘ BOSCHI DEI DANNATI ‘ , potresti appena in piedi iniziare a cercarlo là."
Danielino era preoccupato più di prima, poiché gli avevano rammentato un posto maledetto:
"i Boschi dei Dannati? Sono evitati da tutti! Ultimamente sono stati trovati nei paraggi decine di poliziotti maciullati! Si dice che Italo, ovvero lo spirito dei boschi, sia stato evocato e distrugga tutti coloro che oseranno avventurarsi la, a parte quello che lo ha evocato."Disse Danielino.
I dottori si guardarono tra loro poi il più basso parlò:
" sono solo superstizioni secondo me. Però c’è anche chi dice che Italo è rimasto ucciso dopo uno scontro mortale con Spetters."
"Ma allora perché lo evitano tutti?" Insistette Danielino.
Il dottore più basso soffiò perché si era stufato di quei discorsi e parlò in modo altero:" perché lo credono maledetto! Sai com’è la gente cavolo! Però dovrai andarci, anche se ci fosse Satana in persona! Magari fatti accompagnare da qualcuno in gamba! E parti presto! Domani ti dimetteremo apposta perché tu inizi presto le ricerche."
Il giorno dopo Danielino era debole ma venne dimesso. Si ripresentò in paese, i suoi compagni e i paesani che erano al corrente di cosa gli era capitato rimasero esterrefatti quando videro che aveva le gambe e camminava. Lui raccontò alla folla curiosa che si era riunita attorno a lui l’accaduto. Poi chiese dei volontari per accompagnarlo nei Boschi dei Dannati e la folla si diradò a vista d’occhio.
Rimasero solo i suoi compagni del P. I che erano propensi ad aiutarlo. Naturalmente non potevano andare tutti così ne vennero scelti alcuni per andare con lui. Dopo aver vagliato attentamente la situazione infatti Martello mandò con lui sei persone e precisamente:
Bivista, ovverosia uno strabico mezzo pelato con la capacità di vedere in due posti contemporaneamente e spesso preda di raptus violenti durante i quali la sua forza e la sua velocità assieme alla sua ferocia aumentano enormemente;
Baffine, un ometto basso sempre ubriaco che anche in quell’occasione portò dietro un fiasco di vino, però sapeva fare il soccorritore, almeno quando era sobrio;
Assunta, una grassona enorme che con la sua massa aveva spesso aiutato il P. A respingendo vari nemici;
Morcone, un esperto meccanico ed elettricista un po’ basso e con i labbroni, lui si sarebbe occupato di eventuali guasti;
Rambo, ovvero uno fissato col militare che aveva numerose armi dell’esercito e un grosso aliante il quale era la sua passione per attaccare il nemico dal’alto;
infine Risacca , ovvero un tipo alto e taciturno con un grosso temperamento mistico e una grande passione per il nuoto.
Partirono il giorno dopo alle 4 del mattino. Arrivarono senza intoppi all’imboccatura del bosco alle 6. Non c’erano strade da li per entrare con la macchina, bisognava per forza proseguire a piedi.
Forse una moto avrebbe potuto, sia pure con molta difficoltà passare, ma non l’avevano portata, inoltre era meglio se restavano uniti.
Entrarono con grossi zaini a spalle. Il bosco era molto fitto e tutti procedevano con cautela per paura di risvegliare Italo, lo spirito delle foreste.
Ad ogni minimo rumore si voltavano impauriti e con le armi in mano.
Essendo immenso il bosco, arrivò la sera e non avevano ancora trovato nulla. Rambo propose di preparare le tende e accamparsi avendo cura di fare meno rumore possibile.
La credenza di tutti infatti era che Italo, benché fosse morto ucciso da Spetters, potesse di notte, sia pur per brevi istanti prendere forma corporea.
Naturalmente erano solo supposizioni perché nessuno sapeva esattamente la verità su italo, ne potevano essere sicuri dell’esito del suo tanto rammentato scontro con Spetters. Una cosa sola sapevano per certo, ovvero che Spetters non era morto come loro invece quella volta speravano.
Notte: Marta, una bella donna sulla quarantina, si svegliò in piena notte. Si voltò verso il marito e gli fece una carezza con amore. Subito udì cadere qualcosa per terra. Allungò allora la mano e accese la luce. Non riusciva a credere a quello che vedeva:
accanto aveva il marito decapitato e la cosa che aveva sentito cadere era la sua testa che si era spostata dopo che gli aveva fatto la carezza.
Dopo istanti di panico a chiedersi se non fosse tutto un incubo, tentò di farsi coraggio.
Corse verso il telefono dell’ingresso. Prima che potesse raggiungerlo però un colpo d’accetta le tagliò entrambi i piedi. Marta cadde soffrendo atrocemente mentre il sangue le usciva copiosamente dalle ferite. Mentre strisciava per terra dolorante l’ascia calò di nuovo amputandole un braccio, poi di nuovo colpendola sulla nuda schiena, infine l’ultimo colpo le mozzò la testa.
Danielino si trovava inel bel mezzo del bosco maledetto a dormire dentro la tenda assieme agli altri mentre Morcone era fuori a fare il suo turno di guardia. Danielino improvvisamente si svegliò quando vide Mannaia affacciarsi mostrando un ascia insanguinata. Non riusciva però a vedergli la faccia. Era come se la sua testa non esistesse. Svegliò velocemente gli altri per avvertirli ma mannaia era scomparso. Venne chiamato Morcone per chiedergli se avesse visto qualcosa, ma non aveva visto nulla.
"Danielino, forse la tensione che hai subito, le sofferenze a cui sei stato sottoposto…" Disse Assunta.
"Si, credo anch’io che sia stato solo un incubo." Disse Danielino senza convinzione.
In paese l’ennesimo delitto aveva scosso un po’ tutti.
Martello il presidente del P. I faceva dei piani assieme ai suoi compagni in modo che, avvalendosi magari della collaborazione della popolazione, sarebbero finalmente riusciti a debellare quella minaccia.
Anche gente come Giorgio, Graziano e Gedio furono d’accordo a dare una mano contro l’assassino. La sera al bar parlavano tutti di come bisognava collaborare e li si trovava anche Daniele il quale si limitò a fare una risata in faccia ai suoi amici.
"Io non ti capisco sai? Ti alleni costantemente a fare bene tutte le cose, sai combattere bene e le tue capacità migliorano di giorno in giorno. Non capisco però a cosa ti servono se non le sfrutti per aiutare la società,lo stato! Disse Giorgio.
"Ah! Ah! Ah! Questa è bella! Secondo te io svilupperei le mie capacità per aiutare la società? Lo stato? Giammai! Casomai userò le mie capacità contro lo stato! Perché sono malvagi!" Disse Daniele con enorme piacere e soddisfazione poi continuò:" allo stato infatti interessa solo fare male agli altri! Allora io voglio farne a loro!"
Giorgio stette dieci secondi in silenzio poi riattaccò:" ma che dici Daniele? Come puoi affermare una cosa del genere? Tutti abbiamo il dovere di aiutare lo stato."
"Ah! Ah! Ah! E’ vero! In teoria avremmo tutti il dovere! Ma questo solo se lo stato facesse ciò che è giusto invece di pensare solo ai suoi profitti. Anzi! Ti dirò di più! Se c’è qualcosa che può fare parecchio male alla gente lo stato rinuncia anche ai suoi profitti per attuarla." Disse Daniele.
"Ma dai! Non è assolutamente vero!" Disse Giorgio con convinzione.
"Non è vero? Ci sono migliaia di giovani che nelle caserme impazziscono e muoiono! Eppure il governaccio di merda si ostina ancora ad obbligare ingiustamente la gente a fare il servizio di leva! E questo nonostante sia una legge oltre che palesemente ingiusta anche anticostituzionale. E spendono anche più soldi pur di tenere la gente in caserma il più possibile. Non c’è dubbio che ciò sia una rimessa per il governo non solo economica ma anche pratica, infatti spezzando molti giovani o privandoli del loro potenziale si toglie automaticamente una fonte di ricchezza futura. Eppure come vedi pur di fare del male si levano anche i soldi di tasca propria. Di conseguenza io agirò contro di loro anche a costo di rimetterci di tasca mia. Devo vendicarmi assolutamente di loro." Disse Daniele.
Gedio, Giorgio e Graziano si dettero un occhiata d’intesa fra loro poi Giorgio parlò:
"va bene, andiamo noi. Tanto non riusciremo a convincerlo neanche se ci stessimo a parlare tutta la notte."
Intanto nei boschi Danielino e gli altri vennero assaliti da una banda di teppisti che si nascondeva li. Si chiamavano Cats e dopo averli accerchiati li attaccarono.
Danielino e gli altri non fecero a tempo che ad abbozzare una debole resistenza, dopodiché caddero svenuti, sopraffatti sia dal numero che dalla ferocia degli avversari.
Si ripresero appesi a testa in giù agli alberi.
"Bene ragazzi! Devo dire che ve la siete cavata meglio di quanto prevedevamo, ma ora è finita. Dovete essere puniti perché questo bosco appartiene a noi. Farete una fine che farà pensare. Accenderemo un fuoco sotto le vostre teste e vi arrostiremo calandovi giù piano." Disse il capo dei teppisti.
I teppisti erano undici ed erano armati di catene e coltelli. Avevano una giacca con disegnata una testa di gatto sul dietro. Stavano per accendere il fuoco sotto la testa di Danielino quando un tremendo colpo di mano decapitò uno di loro. Si allarmarono e lasciarono perdere i prigionieri per fronteggiare chi li minacciava. Nonostante la loro ferocia e i loro sforzi alcuni vennero sventrati, altri sgozzati e altri decapitati e in breve tempo il loro capo rimase solo assieme ai corpi devastati dei suoi uomini. Essendo l’unico ad avere una pistola, il capo dei Cats tentò di sparare, ma un tremendo colpo gli mandò la testa in briciole. Era successo tutto talmente in fretta che Danielino e i suoi amici non riuscirono a vedere l’autore del massacro.
Poi, da dietro gli alberi sbucò un uomo seminudo con i capelli bianchi molto lunghi. Era un uomo sulla cinquantina. Lentamente si avvicinò e liberò tutti.
"Grazie di averci liberati! Chi sei?" Disse Danielino.
"Sono Golo! E’ stato Italo, lo spirito che vive tra i boschi a salvarvi la vita."
"Italo? Ma non era stato ucciso da Spetters?" Disse Morcone.
"Ferito! Io lo trovai e, con opportuni rituali lo riportai alla salute." Disse Golo.
"ma perché? Non è uno spirito malvagio?" Chiese Danielino.
"Si? Allora per quale motivo vi avrebbe salvato la vita se fosse malvagio?" Disse Golo.
"Ma ho sentito dire che uccide la gente." Disse Danielino.
Golo sbuffò indispettito poi replicò:" cosa faresti se cercassero di distruggerti la casa? Italo vive solo in questi boschi ma al contrario di Ituro, ovvero quello che vive nell’immondizia, lui non vuole estendere il suo dominio. A Italo basta vivere tranquillo in questa foresta e chi vuole venirci è il benvenuto! Non come gli altri spiriti simili a lui come Nibbio o Pisas che uccidono chiunque invada il loro dominio. A lui basta che non facciano del male o n on danneggino la foresta altrimenti si difende. Chi si comporta bene in casa sua non ha nulla da temere." Disse Golo.
Danielino raccontò a Golo la sua ricerca ma purtroppo lui non sapeva dirgli niente dello scienziato.
Poi disse che probabilmente si trovava nel settore centrale della foresta, quella parte che non era sotto il dominio di Italo.
Si fece buio. Danielino chiese a Golo se davano fastidio accampandosi.
"Niente affatto! Potete fare quello che volete, basta che non danneggiate la foresta o Italo vi ucciderà tutti." Disse Golo.
Il giorno dopo raggiunsero quella parte del bosco che non cadeva sotto il dominio di Italo. Fiduciosi che avrebbero trovato lo scienziato si addentrarono. Per terra trovarono alcuni giubbotti appartenenti ai Cats e degli scheletri umani.
"Forse Italo agisce anche quaggiù!" Disse Danielino con trepidazione.
" Non ti illudere. Penso che in questo punto troveremo cose ben più terribili. Probabilmente era questa la base dei Cats ." Disse Bivista.
Proseguirono e trovarono una baracca. Dentro c’era una grossa gabbia con dentro degli scheletri umani. La gabbia appariva rotta da una parte.
"Che cosa credi significhi questo?" Chiese Danielino spaventato.
"Non ne ho idea ma credo che faremo meglio ad allontanarci al più presto." Disse Rambo aumentando il crescente clima di tensione.
Decisero all’unanimità che era meglio allontanarsi da li.
Mentre tornavano indietro incontrarono un gruppo molto folto di gatti.
"Guarda! Che carini quelli piccoli!" Disse Assunta avvicinandosi.
Risacca la fermò. C’era qualcosa di indefinibile che non convinceva alcuni di loro.
Poi videro che alcuni gatti avevano la bocca insanguinata. I gatti tirarono indietro le orecchie ed iniziarono a soffiare contro di loro. Poi gli saltarono addosso e come un lampo balenò nelle loro menti l’amara verità: i Cats si chiamavano così per un preciso motiva, cioè perché avevano dei gatti, gatti che nutrivano dando loro la carne umana delle vittime delle loro scorribande. Recentemente, qualcuno in fin di vita probabilmente aveva fatto in modo che i gatti riuscissero ad uscire. Evidentemente questo fatto era costato la vita ai teppisti rimasti nei paraggi che vennero subito sbranati dai sempre più affamati gatti.
Avevano intuito la verità, ma questo non serviva molto a Danielino e gli altri. I gatti infatti li avevano sommersi ed erano tanti. Già Danielino non vedeva più perché lo avevano graffiato agli occhi. Non avevano nessuna speranza di cavarsela, presto sarebbero tutti morti e spolpati ben bene.
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