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MANNAJA - THE BEGIN
horror di
Daniele Orlandini

Serafina, dopo essere stata con il suo ragazzo stava rientrando. Era molto felice perché lui aveva mostrato di interessarsi seriamente a lei. Però era anche preoccupata che suo padre l’avesse aspettata alzato. Infatti era un tipo di vecchio stampo e disapprovava che facesse troppo tardi.

Entrò e, con sua grande sorpresa (e felicità) non trovò nessuno ad aspettarla.

Lei andò lentamente verso la camera dei suoi per vedere se dormivano profondamente, perché in tal caso avrebbe potuto facilmente barare sull’orario del rientro.

Nella camera dei suoi genitori però l’attendeva una sorpresa agghiacciante:

le teste amputate dei suoi genitori si trovavano sul comodino assieme a quella del fratellino, mentre sul letto c’erano i loro corpi fatti a pezzi.

Corse fuori terrorizzata. Vedendo che la macchina del suo ragazzo si trovava ancora lì ci si diresse velocemente.

"Fermo! Non andare devo parlarti!"

La macchina non partì e Serafina, leggermente più tranquilla andò ad aprire lo sportello.

La sua paura e la sua disperazione aumentarono quando vide il corpo del suo ragazzo diviso in due dentro la macchina in una pozza di sangue.

Gridò terrorizzata fino a quando un colpo d’ascia sferrato dall’alto in basso non gli divise in due la testa.

Danielino detto soprannominato Piperno stava dormendo da ore quando in piena notte si svegliò di soprassalto. Sapeva di aver avuto un terribile incubo ma non lo ricordava. Un qualche strano impulso lo spinse ad alzarsi e ad affacciarsi alla finestra. Fu allora che lo vide.

Una sagoma umana nascosta nell’ombra gli mostrava un ascia insanguinata alla pallida luce della luna piena. Girò lo sguardo un attimo, e non c’era più nessuno.

Pensò che si trattasse solo della sua immaginazione e non ci pensò più. Infatti lui, militando in un gruppo di volontari affiliato alla misericordia(della quale pure fa parte) chiamato P.I_(Pronto Intervento) aveva affrontato numerose minacce anche soprannaturali ultimamente, avevano affrontato l’Uomo Demonio, mostri che abitavano nel sottosuolo e forze oscure provenienti dall’oltretomba, quindi era normale che i suoi nervi fossero scossi.

Si rimise a dormire fino a quando suonò la sveglia, allora andò al lavoro. Mentre entrava in fabbrica qualcuno lo osservava soddisfatto.

Andò al suo lavoro in catena accanto ad Andrea il quale, avendo sentito le ultime notizie alla radio lo mise al corrente di una tragedia sconvolgente:

"Sentite tutti1 Che tragedia! Un intera famiglia, e il fidanzato della figlia maggiore tutti fatti a pezzi da un misterioso maniaco. "

Danielino essendo curioso e anche perché come volontario sarebbe stato anche suo dovere braccare il maniaco volle saperne di più:" quando è successo?"

"Stanotte, verso le quattro sono stati trovati. Hanno sentito gridare ma sono giunti troppo tardi."

Danielino ricordò improvvisamente che era l’ora in cui si era svegliato ma sul momento pensò a una coincidenza.

"Che arma è stata usata?"

"Sembra che sia stata usata un ascia."

Danielino si sentì gelare il sangue ricordando la figura che gli mostrava un ascia insanguinata.

In quel momento arrivarono li Manuele ed Alberto, due operai che avevano l’abitudine di tormentarlo e prenderlo in giro. Infatti lui era un nanerottolo fastidioso e analfabeta, ciò dava alito a prese in giro e scherzi anche pesi.

"Bene Piperno! Vedo che sei venuto con la macchina nuova vero?" Disse Manuele.

"Si! L’avete vista?" Disse Danielino usando un tono tranquillo per mascherare la sua crescente preoccupazione.

"E’ davvero una bella macchina! Ti conviene stare attento! Sai com’è? C’è gente stupida e invidiosa qui dentro che potrebbe fere addirittura scherzi stupidi saiiiiiii?" Disse Alberto.

Sentendosi punto sul vivo, Danielino provò a fare il duro:" State attenti! Se avete fatto qualcosa alla macchina la pagherete cara!"

"Oooooooh! Fa il duro! Lo avete sentito tutti? Stai zitto caatina! Non sei in condizione di fare la voce grossa con noi! " Disse Manuele.

Poi entrambi buttarono all’aria gli oggetti che si trovavano sulla sua postazione .

"Per favore ragazzi! Devo lavorare!" Disse con tono disperato.

"Muto! Non fiatare! Subisci e zitto! Altrimenti della tua bella macchina la prossima volta troverai solo le ruote forate! " Disse Manuele mentre Alberto rideva.

Dopodiché entrambi iniziarono a tirargli le orecchie , poi lo presero a calci sulla schiena, poi gli diedero dei forti scappellotti e prima di andarsene gli fecero due grossi sputi con tanto di catarro sul suo banco di lavoro.

Venne l’ora di pranzo. Danielino andò in mensa come al solito e, preoccupato come era per la sua auto nuova, era del tutto dimentico della visione che aveva avuto nella notte. Avrebbe voluto uscire per controllare, ma vedeva Manuele che non gli toglieva gli occhi di dosso e pensava che uscendo in quel momento avrebbe dato alito a scherzi peggiori.

Durante la pausa del pomeriggio Danielino aprì il suo armadietto per prendere le merendine. Si accorse che Manuele lo stava fissando ma non capiva perché. Poi si accorse di avere la mano bagnata e allora capì. Manuele gli aveva scatarrato sulla maniglia dell’armadietto.

Alle cinque la giornata lavorativa terminò, ma Danielino uscì più tardi per evitare di incontrare Manuele ed Alberto, però quando uscì vide che era no in macchina ad aspettarlo.

"Forza rinseghito! Picchiaci forza! "Urlava Alberto.

Poi suonavano il clacson ripetutamente. Danielino li ignorò a fatica dirigendosi verso la macchina.

Fu soddisfatto in cuor suo nel vedere la macchina che sembrava intatta. Ma quando aprì lo sportello sentì un forte fetore e si incazzò di brutto quando vide sul sedile una merda di cavallo.

Manuele ed Alberto si erano avvicinati con la loro macchina e ridevano a squarciagola.

"Puuuuuhhhhhh! Che puzzo Piperno! Te la sei fatta addossa per caso?" Disse Manuele.

"Lavala la macchina ogni tanto! Altrimenti ti smerdi tutto se ci sali! Eh! Eh! Eh!" Disse Alberto.

Poi gli appiccicarono della gomma da masticare sulla nuca.

Lui tornò dentro la ditta per farsela togliere salvando più capelli possibile. La gente che lo vedeva in quelle condizioni tradiva piccoli scatti di ilarità.

Dopo che si era fatto togliere la gomma da masticare dalla nuca alcuni capelli fecero le valige e sulla nuca si notava una separazione tra i vari ciuffi troppo accentuata. Tornò alla macchina e, dopo aver pulito alla meglio il sedile ci mise un cartone sopra e si accinse a partire.

Quando provò a mettere in moto però la macchina non ne voleva sapere di partire nonostante facesse un gran baccano. Danielino allora aprì il cofano per vedere se riusciva ad identificare il guasto. Ci riuscì! Dei pezzi di un qualche animale morto erano tutti spiaccicati nel motore.

Dovette pagare il carro attrezzi e il meccanico per farsi ripulire il motore. Spese in tutto 200.000 lire cosa che lo fece incazzare di brutto verso Manuele e compagnia bella.

La sera al bar raccontò tutto esortando i suoi alleati del P.I ad agire contro Manuele ed Alberto ma loro non lo prendevano sul serio.

"Smettila di pensare a queste sciocchezze!"

"Abbiamo ben altro a cui pensare!"

"Noi proteggiamo la collettività! Non abbiamo tempo di pensare a simili infantilismi."

"A proposito di questo! Dobbiamo cercare l’assassino che ha fatto quella famiglia a pezzi! Visto che siamo qui senza far nulla a parte sentire le lagne di Piperno, perché non andiamo a dare man forte alla nostra pattuglia in servizio? Avremo più possibilità di scovarlo e di evitare altre tragedie simili! Vedi? Quelli sono problemi Danielino!" Disse Gonio.

" Già andiamo! Invece di stare qui a pensare magari a stupide storie con delle ragazze." Disse Ernesto il barista( militante anch’esso nel P.I e nella Misericordia.)

Daniele, amico di danielino e di alcuni del P.I si trovava li con loro al bar.

"Ah! Ah! Ah! Certo! Tu tanto non puoi avere storie con le donne dato che hai la chierica sulla nuca, ah! Ah! Ah! "Disse Daniele.

"Smettila! Tu non fai parte del P.I e nemmeno della Misericordia, ma dovresti dare una mano invece di stare con le palle all’aria! L’assassino è un pericolo per tutti!" Disse Danielino.

"Zitto stupido! Voi non potete fare altro! Dato che siete gli scarti della società è giusto che pensiate al benessere del prossimo invece che alle donne o a voi stessi. Invece i bei ragazzi, alti e con tanti capelli, probabilmente stanno spensierati a divertirsi e non si fanno neanche lontanamente questi problemi. D’altra parte le persone spelacchiate che non possono avere donne devono per forza sentirsi appagati aiutando la comunità!" Disse Daniele.

Rassegnati dal fatto di non aver Daniele con loro fecero a Stefano la richiesta di aiutarli.

"No! Meglio di no! Non sarei di molta utilità, credetemi!" Disse Stefano.

Infatti era esile e basso. Non aveva molte capacità fisiche e non facendo parte nemmeno della Misericordia o del P.I era del tutto impreparato sia per missioni di ricerca che di soccorso.

Paolo, Billi, Gonio, Ernesto, Fabrizio Sassi e Danielino uscirono per andar a cercare il maniaco con l’accetta lasciando solo Daniele e Stefano a parlare.

"Potevi anche andare con loro! Ora io sai… ma tu hai praticato le arti marziali, sei un grande stratega e hai un intuito formidabile, il tuo aiuto per loro sarebbe inestimabile." Disse Stefano aggrottando la fronte.

"Ah! Non mi interessa! La beneficenza la lascio fare ai pelati! A me interessano le donne!"

"Ma che c’entrano i capelli? Guarda che ti sbagli! Conta quello che c’è sotto la testa, e no quello che c’è sopra!" Disse Stefano.

"Ah! Ah! Ah! Si è vero! Ma ciò vale solo per le vecchiette e i finocchi e a me la loro ammirazione non interessa. Io ho messo da parte dei soldi, perché se malauguratamente mi capitasse di diventare pelato il governino ladro di merda mi andrebbe nel culo. Ora, sapendo questo, è illogico che io mi metta a fare il volontario, l’eroe e perda tempo prezioso magari per andare in palestra o a donne, sapendo che in caso di bisogno il governino merda che ho aiutato mi volterà le spalle! No! Se vogliono che faccia l’eroe mi pagano e bene anche! Altrimenti la vita la faccio rischiare a quei ministracci che mangiano con i nostri soldi a ufo!"

Notte: Marilena si era alzata per andare a bere. Non aveva voglia di arrivare al frigorifero per cui entrò in bagno e si attaccò alla cannella del lavandino e senza nemmeno accendere la luce.

Bevendo si accorse che l’acqua aveva un sapore strano. Accese allora la luce per vedere accorgendosi con raccapriccio che si trattava di sangue.

Terrorizzata corse per svegliare suo marito ma quando iniziò a scuoterlo la sua testa e alcune parti del suo corpo caddero per terra. Suo marito era stato fatto a pezzi.

Marilena era terrorizzata e incredula, Pensava che forse si trattava di un brutto sogno. Però vedeva che la cosa era fin troppo reale per essere un sogno e si mise a correre terrorizzata.

Poco prima che arrivasse alla porta però dall’oscurità gli arrivò un accettata a mezza vita che la divise in due.

Era ancora viva quando cadde per terra sputando sangue, poi l’ascia calò di nuovo e la sua testa rotolò fino alla porta di casa.

In piena notte Danielino si svegliò nonostante fosse crollato dal sonno dopo essere stato a lungo a pattugliare la zona. Si affacciò alla finestra e vide alla luce della luna qualcosa di strano.

Un uomo con un vestito nero da cow boy e tanto di cappellone nero gli mostrava un accetta insanguinata. Distolse lo sguardo un attimo e lui non c’era più. Che avesse allucinazioni? Forse si data la vita stressante che conduceva tutti i giorni( lavoro, scherzi pesi e missioni di volontariato) non c’era proprio da meravigliarsi.

Dormì e quando suonò la sveglia si preparò ma decise di andare al lavoro col furgoncino per paura di nuovi scherzi alla macchina nuova.

Al lavoro Andrea raccontò del maniaco con l’ascia che aveva colpito ancora, uccidendo Marilena, il marito e lo zio di lei che era andato a vivere con loro.

"Cavolo! Ieri notte eravamo di ronda, ma poi tornammo a casa, e quelli rimasti tutta la notte ebbero a che fare con un incendio che li tenne bloccati li molto tempo per salvare vite quindi non potettero pattugliare come si deve, d’altronde siamo troppo pochi il nostro maggiore problema è quello." Disse Danielino.

"Ah! Ah! Ah! Incendi? Salvare vite? Ah! Com’è triste voler aiutare il prossimo." Disse Daniele.

"Se ti trovassi nei guai non ti aiuteremo." Disse Danielino.

"Ah! Nei guai? Starei fresco se aspettassi il vostro aiuto! Io i miei guai me li risolvo da solo. E’ sempre stato così e allora io non ci sarò per gli altri, a meno che ovviamente non paghino."

"Ma non hai nessuna sensibilità verso le difficoltà della gente?" Disse Danielino.

" No! Io penso solo a me stesso poiché nell’ora di maggior bisogno ero solo." Disse Daniele.

"Ma tutta quella gente uccisa…."

"Forza Danielino! Lavora! Forza! " Lo interruppe il capolinea mettendogli dei motorini da montare sulla postazione.

Dopo il lavoro Danielino si apprestò ad andare a casa. Mise in moto il camioncino e partì quando improvvisamente ebbe uno scossone quando sentì battere sul vetro posteriore.

Era Manuele, il quale si era sdraiato sul pianale facendogli prendere un bello spavento.

Al bar di sera Danielino raccontò ai suoi amici del P.I delle strane visioni che aveva e quasi tutti pensarono a un possibile legame con quello che accadeva, data la sincronicità con i delitti. Era quasi come se ci fosse un legame mentale fra Danielino e l’assassino.

Sidro era uno psicologo che faceva parte del P.I e alla luce dei fatti tentò di abbozzare una spiegazione un po’ chiaramente sommaria:

" affermare che ci sia un legame mentale fra te e l’assassino rientra un po’ nelle ipotesi più singolari e fantasiose anche si. Ma bisogna anche dire che di fatti strani ultimamente se ne sono verificati parecchi e non mi sento quindi di scartare nessuna ipotesi, nemmeno quella più fantastica. Io potrei azzardare ancora di più, pensa a questo Danielino: potrebbe darsi che l’assassino in qualche modo sconosciuto e par ragioni a noi ignote sia stato chiamato da un qualche mondo parallelo per ucciderti. Ma per qualche ragione non è stato chiamato correttamente e non riesce a individuarti, e nell’attesa sta mietendo vittime ovunque……"

Danielino a quella spiegazione era terrorizzato e sembrava che Sidro ci godesse.

Daniele, sentendo parlare di paranormale e vedendo Danielino spaventato si era fermato ad ascoltarli.

" Non credo di aver capito bene!" Disse Danielino allucinato mentre gli altri si davano di gomito.

"Ah! Ah! Ah! Questo è normale!" Disse Daniele.

"Zitto Daniele! Visto che non vuoi aiutarci cosa ci stai a fare qui?" Disse Danielino.

"Lascia perdere Danielino! Io scherzavo! Ho buttato giù in realtà una cosa che ho letto in un racconto horror fantastico e tu ci sei cascato. " Disse Sidro.

"Meno male! Mi avevi fatto prendere uno spavento!" Disse Danielino.

"Comunque i delitti ci sono e bisogna in ogni modo fermarli. Stanotte andremo di nuovo a dare man forte ai nostri che pattugliano la zona, vieni Danielino?" Disse Ernesto.

"Certo! Dobbiamo fare qualcosa." Disse Danielino.

Al bar Daniele rimase solo con marco e Stefano, due suoi amici non facenti volontariato.

"Eh! Eh! Eh! La gente con la chierica tenta di farsi grande parlando ad alta voce di imprese eroiche, ma le ragazze se ne fregano, attirano solo vecchiette e finocchi. Eh! Eh! Eh!" Disse Daniele.

"Anch’io avevo problemi di capelli ma poi li ho risolti. " Disse Stefano.

"Si? E come? " Disse Daniele.

"Con dei rimedi naturali ed economici!"

"Davvero? E ti sono ricresciuti i capelli?" Disse Daniele.

"Certamente!"

Assumendo un aria indagatoria Daniele si mise a esplorare la testa di Stefano lungamente.

"Si! Si! Uh! Uh! E’ vero, ricrescano. Uh! Uh!" Disse Daniele.

Stefano era soddisfatto inizialmente, ma in un secondo tempo la cosa non gli quadrava più.

Infatti Daniele continuava a dire "Si! Si! " E "Uh! Uh!" troppo a lungo e a Stefano legittimamente vennero dei sospetti. Tali sospetti ebbero conferma quando si accorse che Daniele gli guardava sulle chiazze.

"Ora sulle chiazze naturalmente no!" Disse seccato Stefano.

Daniele rise lungamente, non era riuscito a trattenersi.

In paese Franchi dopo aver passato delle piacevoli ore con una ragazza stava tornando a casa, era notte inoltrata. Era circa la decima che aveva avuto in un mese. D’altronde era un bel ragazzo e aveva tanti bei capelli, non poteva certo restare troppo a lungo con una sola.

Entrò in casa e andò subito allo specchio dell’ingresso ad ammirarsi i suoi bei capelli, infatti era molto narcisista. Era molto orgoglioso dei suoi lunghi riccioli e li rimirava a lungo con gioia.

Però dopo vide riflesso nello specchio qualcosa che gli dava meno gioia.

Vide suo padre con la testa aperta dalla sommità della nuca fino all’inizio del naso col volto tutto insanguinato che barcollava. Probabilmente era stato un colpo d’ascia vibrato dall’alto in basso.

Franchi, terrorizzato divenne sbadato ed inciampò facendosi cadere addosso l’enorme specchio. Ruppe lo specchio con la testa sfregiandosi enormemente la faccia. Si riprese dopo qualche attimo, solo per vedere un ascia calare su di lui……..

Danielino si svegliò di soprassalto vedendo davanti a lui qualcosa che si muoveva. Accese la luce e lo vide: solamente riflesso nello specchio c’era il cow boy vestito di nero con in mano un ascia insanguinata e nell’altra un folto scalpo.

Terrorizzato urlò e si coprì gli occhi, ma quando li riaprì il cow boy non era scomparso, ma sembrava invece che avanzasse verso di lui e volesse uscire dallo specchio. Danielino maldestramente fece cadere la lampadina e rimase al buio. Col cuore in gola provò a tentoni a raggiungere la porta, strisciando per terra quando sentì un colpo raggiungere la sua gamba destra.

Sul momento pensò di ritrovarsi senza gamba poi si accorse che non era stato colpito da un accetta ma dall’attaccapanni che era caduto.

Troppo terrorizzato per dormire di nuovo accese luce e televisione. Essendo anche andato a letto tardi, comprensibilmente quando al mattino se recò al lavoro era molto assonnato ma una secchiata d’acqua di Manuele lo aiutò a svegliarsi.

Poi si accorse che gli avevano nascosto il cartellino. Riuscì successivamente a trovarlo, ma timbrò in ritardo e il segretario del personale non volle sentire ragioni ma gli levò un ora di stipendio oltre a fargli un sonoro cicchetto.

Durante il lavoro gli errori da parte di un Danielino distratto fioccavano più del solito(vale a dire un numero mostruoso) e vari capi ne approfittavano per rimproverarlo continuamente.

Daniele si divertiva nel vederlo in difficoltà e, essendo in cima alla linea( postazione che dava direttamente il lavoro a Danielino il quale lo passava dopo averlo eseguito a quello immediatamente dietro di lui) , accelerò facendo più motorini in modo che a Danielino gli si ammucchiassero fornendo così altri pretesti ai capi per brontolarlo.

Naturalmente non facendo in tempo a montare un motorino e vedendosene arrivare due Danielino protestava, ma ciò serviva solo a far accelerare Daniele.

Poi Manuele ed Alberto passarono per fargli la solita dose di scherzi e Danielino non riuscì a trattenersi rivelando in uno scoppio d’ira quello che gli era capitato di notte:

"insomma ragazzi! Non ho mai dormito stanotte! Quel cow boy vestito di nero mi perseguita con un ascia insanguinata e stanotte mi è entrato in camera, voleva uccidermi!"

Per un attimo si zittirono entrambi e Daniele rallentando un po’ il passo lo guardava con sufficienza.. Poi, pensando che volesse trovare una scusa per rallentarlo si infuriò accelerando ulteriormente mentre Manuele e Alberto iniziarono a ridere dopo aver realizzato l’assurdità di quanto gli aveva detto Danielino.

"Ah! Ah! Ah! Lo avete sentito? Un cow boy! Non è per caso che ti sei addormentato guardando un film western? Guarda caso ieri notte ne davano uno!" Disse Manuele.

"Ah! Ah! Ah! Attenzione arrivano gli indiani!" Disse una voce in lontananza.

"Hai sentito Piperno? Io faccio l’indiano, avanti sparami!" Disse Alberto.

In passato Danielino aveva fatto appello allo spirito avventuroso di Manuele e Alberto per farsi aiutare quando si era trovato in situazioni strane. Infatti loro due erano si stronzi, maneschi e dispettosi ma avevano anche un grande spirito avventuroso e gli piaceva tuffarsi in avventure meglio se si trattava di soprannaturale. Così Danielino provò ad appellarsi ancora a ciò.

"Ragazzi faccio sul serio! " Disse Danielino.

Però la situazione appariva troppo assurda e nonostante la loro propensione al soprannaturale non gli risultava credibile e si sentivano presi per i fondelli. Per cui si scatenarono e iniziarono a prenderlo a pedate.

Quando la sera partì per andare a casa Danielino sentì un gran rumore. Si fermò e vide che dietro al furgoncino gli avevano legato dei bussoli vuoti di vernice. Era furibondo ma conscio che purtroppo contro loro due non poteva fare nulla.

Arrivò in paese notando e vide una folla di persone uniti a quelli della Misericordia e del Pronto Intervento. Si fermò chiedendo cosa fosse successo.

"Sembra che l’assassino con l’ascia abbia colpito ancora, uccidendo Franchi e la sua famiglia. Pare però che questa volta abbia lasciato delle tracce per cui invitiamo chiunque voglia a seguirci per dargli la caccia."

Danielino si unì a un gruppo di ricerca del Pronto Intervento per reclutare gente e arrivarono anche a casa di Daniele, il quale stava seduto tranquillamente sotto il loggiato a leggere i fumetti.

"Daniele! Lascia perdere i fumetti e pensa alle cose serie! L’assassino con l’ascia ha lasciato una traccia, aiutaci a stanarlo." Disse Danielino.

Daniele sorseggiò la limonata che aveva accanto senza scomporsi poi parlò:" ah! Ah! Ah! E a me che cazzo me ne frega? Ah! Ah! Ah!"

"Come? Ha ucciso Franchi! Non vuoi vendicarlo?"

"Ah! Ah! Ah! Vendicarlo? Sono invece contento che lo abbia ucciso! Pensa Piperno! Era quasi bello come me e poteva darmi dei problemi con Angelica, ma ora che lui è sparito quella stupenda ragazza sceglierà me. " Disse Daniele.

Disgustato dai ragionamenti di Daniele andò via ma a lui non importava ciò. Per lui era importante solo far colpo sulle ragazze, specialmente quelle carine come Angelica, e non su Danielino e gli altri uomini spelacchiati che andavano in cerca dell’assassino.

Le tracce portarono il gruppo di ricerca con Danielino su una collina. Lui vide delle impronte di sangue per terra e, vedendo gli altri un po’ distanti e intenti a esaminare altre tracce, si fece coraggio e seguì le impronte. Però non doveva farlo da solo perché improvvisamente si trovò faccia a faccia col cow boy delle sue visioni.

Danielino scansò per miracolo il primo colpo e si mise a gridare indietreggiando. Però incontrò un albero con la schiena e il cow boy stava per colpirlo, non c’era la possibilità di evitare il colpo così tirò fuori un coltello per abbozzare una seppur debole difesa.

Fortunatamente non ce ne fu bisogno perché le sue grida attirarono gli altri ed Ernesto era più vicino e arrivò proprio mentre stava per colpirlo con l’ascia.

Ernesto sparò con la sua doppietta spaccando la pancia del cow boy . Però non cadde e continuava ad avanzare sanguinante e zoppicando verso Danielino. Ernesto aveva ricaricato ma non poteva sparare perché in quel momento erano troppo vicini e poteva colpire Danielino. Fortunatamente quest’ultimo riuscì a conficcargli il coltello nel petto vicino al cuore e poi lo spinse.

Il cow boy inciampò, rotolò per un po’ nella strada in discesa che si trovava dietro di lui, infine finì nel profondo burrone che si trovava alla fine di quella discesa. In fondo al burrone c’era un torrente.

Si calarono giù per recuperare il corpo, ma non lo trovarono. C’erano solo tracce di sangue sparse nell’acqua.

"Accidenti! E se fosse ancora vivo?" Disse un preoccupatissimo Danielino.

Ernesto, dopo una brevissima pausa di silenzio rispose:" no! E’ da escludere. Con questo gli ho sfondato lo stomaco, tu lo hai colpito al cuore o li vicino, inoltre anche se fosse stato sano non sarebbe sopravvissuto alla caduta. Probabilmente sarà stato portato via dalla corrente."

"Sarà! Ma io mi sentirei più tranquillo se avessimo il corpo." Disse Danielino.

Gli altri si scambiarono delle occhiate serie tra loro, come se condividessero gli stessi sospetti di Danielino ma avessero paura di ammetterlo, persino a loro stessi ma le parole di lui li costringevano a pensare quello che non avrebbero voluto pensare.

Ernesto strinse alla fine amichevolmente una spalla a Danielino e annuì:"anche noi ragazzo! Anche noi!"

Naturalmente il cow boy non venne trovato. Era stato soprannominato Mannaia dalla gente del luogo, ma il suo nome veniva solamente sussurrato con enorme terrore infatti c’era la convinzione irrazionale che lo avrebbero rivisto.

Danielino non faceva che pensare a Mannaia. Aveva sempre paura che tornasse a ucciderlo e ogni notte sognava di essere ucciso da lui in un modo diverso.

In fabbrica scattava a ogni piccolo rumore. Vedendo ciò, e sapendo cosa era successo, Manuele e Alberto si divertivano di tanto in tanto a spaventarlo vestiti da Mannaia.

Una settimana dopo mentre era al lavoro Danielino vide Mannaia in cima alla fabbrica che si avvicinava inesorabilmente. Sperò che si trattasse di uno scherzo di Manuele, ma quando vide sia lui che Alberto al loro posto di lavoro ebbe la triste sensazione che quello fosse il vero Mannaia, sopravvissuto alle ferite e desideroso di vendetta.

Mauro, un vice responsabile del reparto lo vide avvicinarsi e si avvicinò a lui per vedere cosa voleva. Per tutta risposta venne colpito a una spalla con un ascia. Mauro cadde in ginocchio sbalordito e leggermente ferito. Un secondo colpo lo ferì alla schiena.

Lasciandolo dolorante in una pozza di sangue mentre altri lo soccorrevano, Mannaia si diresse verso un Danielino letteralmente pietrificato dalla paura. Andrea e Gianfranco erano sulla sua traiettoria e vedendolo avvicinarsi si spostarono velocemente e andarono a nascondersi.

Daniele quel giorno era in permesso, ciò gli aveva evitato di incontrare Mannaia. Non che lo avrebbe affrontato, se non veniva da lui minacciato direttamente probabilmente non si sarebbe scomposto più di tanto.

Cignale, un culturista fortissimo prese un grosso bastone e, dopo aver esortato Danielino a togliersi di li affrontò Mannaia. Tentò di colpirlo col bastone, ma lui si abbassò e gli dette velocemente una bella accettata sul petto.

Mentre Cignale cadde ferito in una pozza di sangue Mannaia fissò Danielino dritto negli occhi. Lui che fino a quel momento era rimasto bloccato dalla paura riuscì a sbloccarsi e tentò la fuga.

Però ormai era tardi, Mannaia infatti lo aveva già raggiunto e lo colpì con l’ascia, tagliandogli entrambe le gambe all’altezza dei glutei.

In preda a un forte dolore, sanguinante, Danielino tentava di allontanarsi strisciando per terra. Mannaia però non lo mollava e stava per far calare nuovamente la sua ascia su di lui.

In extremis Abbotti, un operai esperto di boxe tailandese gli fermò la mano e ingaggiò un violento corpo a corpo con lui. Abbotti con un calcio spinse indietro Mannaia, poi lo colpì violentemente al viso con un pugno.

Intanto altri avevano soccorso Danielino raccogliendo anche le sue gambe e portandolo via dalla mischia. Alcuni esperti di pronto soccorso gli prestarono le prime cure.

Abbotti smanacciava di fronte a Mannaia mostrando infinite mosse in pochi secondi per impressionarlo probabilmente, ma la cosa sembrava che non gli facesse ne freddo ne caldo.

Poi Mannaia, con un balzo improvviso in avanti sorprese Abbotti e lo ferì allo stomaco con un accettata.

Non era ancora a terra ma si reggeva a stento in piedi mentre mannaia era pronto a vibrare un altro colpo letale. Patri lo tirò da parte affrontando Mannaia al suo posto.

Armato di un bastone leggero colpì velocemente Mannaia, poi lo afferrò e con un abile mossa di judo lo gettò rovinosamente contro il muro. Siccome era un esperto di quell’arte marziale era ormai convinto di averlo steso perché era una mossa che avrebbe messo KO chiunque. Mannaia era ancora in piedi, ma ormai era conciato male.

Sicuro di se si apprestò a finirlo con un violento colpo di bastone ma Mannaia all’ultimo momento si abbassò e con una ritrovata energia lo colpì con l’ascia tagliandoli un piede. Sbalordito e dolorante cadde per terra sanguinando copiosamente. Implacabile Mannaia gli tagliò anche l’altro piede. Poi mentre cercava di strisciare via lo colpì con altre due accettate alla schiena ferendolo per fortuna in modo non grave, stava per colpirlo una terza volta ma venne ostacolato da Miki, un operaio esperto di kung fu.

Manuele e Alberto intanto studiavano mannaia e assieme tentavano di formulare un piano per eliminarlo. Avevano già provato a telefonare alla polizia me nessun telefono funzionava. Evidentemente Mannaia li aveva messi fuori uso prima di iniziare la strage.

Avevano inviato un certo Caschi col furgone a chiamare la polizia e varie ambulanze ma avrebbe fatto senza dubbio troppo tardi e per alcuni operai sarebbe finita, quindi urgeva eliminare Mannaia al più presto.

Miki lo teneva egregiamente a bada, era un vero mastro nel combattimento . Però, purtroppo per lui era molto che non si allenava perché gli impegni di lavoro essendo lui un operai di concetto, lo avevano tenuto lontano dalla palestra. Ciò limitava non poco le sue possibilità di difesa e lo spingeva troppo spesso a errori madornali e a fare attacchi troppo rischiosi.

Mannaia, approfittando di ciò riuscì alfine a piazzargli un colpo ben assestato di ascia tra le costole.

Venne prontamente soccorso dal suo amico Rota, il quale però venne ripetutamente colpito da accettate alla schiena mentre tirava via l’amico.

Nel frattempo però Abbotti si era fasciato la tremenda ferita con uno straccio legato ben stretto e si gettò nuovamente contro Mannaia impedendogli di uccidere Rota.

Ignorando il dolore riuscì a piazzargli un tremendo calcio in mezzo agli occhi mentre Rota, nonostante fosse allo stremo riuscì a portare in salvo l’amico.

Per un attimo mannaia parve sconfitto.

Poi si rialzò insidiando nuovamente Abbotti con la sua ascia. Lui si difese alla meglio, ma la ferita lo rallentava enormemente e non riuscì a evitare tutti i colpi ma venne colpito nuovamente allo stomaco.

Provò a combattere ancora, ma l’emorrogia e il forte dolore glielo impedirono e lui si accasciò al suolo e li rimase.

Mannaia si diresse di corsa dai tre operai che si prendevano cura di Danielino evitando fortunatamente di infierire sullo sconfitto Abbotti.

I tre lo videro arrivare e non ebbero altra scelta che esortare Danielino a strisciare per terra.

" Cerca di allontanarti il più possibile! Purtroppo gli altri o sono nascosti o impegnati a soccorrere altri, cerca di uscire strisciando e di trovare qualcuno che ti aiuti, noi lo terremo a bada il più possibile."

Mannaia balzò in mezzo a loro roteando la sua ascia. Astolfo venne colpito agli occhi, Renzo si trovò lo scroto ferito e Trino si trovò con la testa divisa in due per lungo.

Danielino strisciando e stringendo i denti era riuscito a uscire dalla ditta e ad entrare nella strada.

In quel momento passò un grosso camion che gli schiacciò una mano.

Il conducente si accorse di danielino guardando dallo specchietto così voleva parcheggiare il camion per andare a soccorrerlo. Però vide davanti arrivare Mannaia con l’ascia insanguinata in mano.

Intuendo cosa fosse successo istintivamente accelerò investendo in pieno Mannaia.

Pur con la mano schiacciata intanto Danielino provava a rientrare dentro la ditta . La sua mano era diventata come una sottiletta ma, nonostante tutto riuscì a spingersi fuori dalla strada.

Poi aveva la seppur debole soddisfazione di aver visto Mannaia schiacciato dal camion. Forse ora era davvero morto.

Anche il camionista la pensava così fino a quando non lo vide entrare nella cabina con l’ascia.

Prima che potesse reagire lo decapitò e scese velocemente dal camion ancora in moto il quale, privo di controllo andò a sbattere contro le mura della ditta e poi esplose.

Intanto dentro la Ditta Manuele ed Alberto continuavano a preparare il loro piano nonostante alcuni pensarono che Mannaia avesse trovato la morte essendo vicino al camion esploso.

Improvvisamente una finestra si ruppe. Mannaia era entrato da essa sfondandola. Alcuni vetri cadendo andarono a conficcarsi in faccia a due ragazze.

Mannaia cadde accucciato e, nonostante l’altezza dalla quale era caduto, non sembrò risentirne e attaccò subito colpendo con l’ascia Dreno ad un braccio.

Alberto velocemente gli gettò della vernice in faccia, per attirarlo a se. Cosi fece andando sopra la pozza di kerosene che avevano preparato.

"Ciao cappellone! Mi sa che ti scalderemo un pochino." Disse Manuele gettando un fiammifero sul kerosene.

Mannaia presto sarebbe bruciato dato che era circondato da fiamme che lo avrebbero raggiunto.

Inaspettatamente lui si gettò contro di esse, attraversandole quasi illeso.

"Bene amico! Ma non è finita." Disse Manuele.

Approfittando del fatto che era momentaneamente accecatoi dal calore Manuele si gettò coraggiosamente contro di lui e lo spinse verso un macchinario.

"Ora! Alberto! Aziona la pressa!"

Prima che potesse rialzarsi la pressa era scesa regolata da loro in precedenza a spessore zero.

Mannaia si tirò fuori quasi del tutto, ma non riuscì a tirar fuori la testa della quale rimase solo una grossa macchia.

Per la polizia non fu possibile identificarlo visivamente dato che la sua testa non c’era più, ma forse sarebbe stata possibile un identificazione basata su altri criteri, ma ci sarebbe voluto più tempo.

Numerose ambulanza raccattavano una fila interminabile di feriti. C’erano anche alcuni deceduti e quello delle pompe funebri che mandava un ambulanza sogghignò pensando alla sua prossima crociera.

Danielino venne caricato sull’ambulanza assieme alle sue gambe. L’ambulanza era guidata da Baffine e non c’era nessuno dietro assieme a Danielino perché, data la copiosa quantità di feriti i volontari sarebbero stati insufficienti per portarli tutti velocemente all’ospedale.

Baffine sembrava sobrio inizialmente, però tra una parola e l’altra scappava qualche"hic" cosa che faceva venire il giusto sospetto che avesse alzato un po’ il gomito.

Partì a razzo con l’ambulanza e tutte le buche che trovava erano sue, cosa che faceva sobbalzare Danielino continuamente. Nell’ambulanza aveva nascosto sotto il sedile il fiasco del vino e spesso chioccava. Siccome bevve troppo non si rendeva conto di come guidava male e andò a sbattere contro un albero vicino all’ospedale. La violenza del colpo fu tale che il portellone dietro (chiuso da lui male in precedenza) si aprì e Danielino venne sbalzato fuori cadendo in una fossa piena di pruni, sia lui che le sue gambe avvolte in un panno con del ghiaccio. La parte anteriore dell’ambulanza era malmessa ma siccome il motore si rimise in moto, sia pure con le ruote mezze storte Baffine ripartì come se nulla fosse.

Arrivò sfondando le vetrate del pronto soccorso e seminando il panico fra il personale dicendo che aveva un ferito grave a bordo. Seppur notevolmente irritati, i dottori guardarono dietro, ma del ferito non c’era nessuna traccia. Però le lamiere accartocciate, l’ambulanza così malridotta e le tracce di sangue dietro fecero venire ai dottori un atroce sospetto.

I loro sospetti trovarono conferma dopo un po’, quando Danielino strisciando era giunto davanti l’ospedale.

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