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LA FABBRICA 2
horror di
Daniele Orlandini

Bisogna che mi decida a guardare, ormai deve essere quasi l'ora ma…no! Attenderò ancora un po'.
Era passata un eternità da quando ero entrato in quella fabbrica. Come tutti gli altri giorni mi sentivo oppresso dalla truce atmosfera di quel posto. Le urlatacce mi avevano accompagnato tutto il giorno e io avevo già preso otto cicchetti cinque dei quali con bestemmie e tre con bestemmie e offese personali.
Sembrava che in quella ditta riuscissero a dire le cose solamente urlando, le buone maniere li non esistevano, per loro il galateo non era mai stato inventato.
Bisognava lavorare a capo basso e a volte non erano contenti lo stesso. Capi col cronometro mi erano continuamente venuti intorno sbraitando e urlandomi di andare più veloce.
Accidenti, ma perché non suona la sirena d'uscita? Ormai dovrebbe essere già suonata. Devo guardare l'orologio… no! Aspetterò! Ormai mi sono ripromesso di aspettare che suoni.
Quel giorno era successo ogni genere di nefandezza in quella ditta del cavolo. Era appena iniziata la giornata quando vidi un operaio essere preso a pugni dal direttore per aver fatto un errore.
L'errore era effettivamente costato molto ma ciò non giustificava il fatto di come il direttore aveva iniziato a sbraitare arrivando anche ad insultare la sua famiglia. L'operaio, risentito si era permesso di dire qualcosa. A quel punto gli occhi del direttore erano diventati rossi, gli era andato il sangue agli occhi. Poi aveva iniziato a prendere il poveretto a pugni in faccia e dopo gli aveva sputato anche in faccia.
Gli operai che avevano visto (fra i quali anch'io) si erano fermati allibiti. Avendo visto ciò il direttore era diventato una furia.
"Maledetti bastardi figli di troia! Lavorate o vi prendo a calci mi avete sentito? Imbecilli!"
Io fui preso da un odio feroce verso di lui, ma non avevo potuto reagire. A causa dei miei gravi problemi economici dovevo lavorare a tutti i costi, non avevo altra scelta che sopportare ogni cosa che succedeva e tirare avanti.
Ma che cazzo succede? Perché la sirena non suona? Quanto manca ancora? Devo guardare l'orologio… devo farlo è più forte di me, no! Io sono il più forte e non guarderò l'orologio, tanto presto suonerà, lo so!
Quel giorno, molto dopo l'episodio dei pugni era successa un'altra cosa orribile a riprova (come se ce ne fosse stato bisogno) della mancanza totale di misure di sicurezza la dentro.
Senza alcuna gabbia di sicurezza, nessuna corda che lo legava, un operaio era stato tirato su col muletto a dieci metri di altezza per fargli sistemare gli scaffali alti che si stavano rompendo.
Lui soffriva di vertigini e lo aveva fatto presente, ma aveva ottenuto solo di farsi insultare. Loro non avevano voluto sentire ragioni costringendolo a salire.
Mentre faceva il lavoro però l'alto scaffale cedette e era caduto da quell'altezza con tonnellate di peso che era uscito dallo scaffale. Quindi era caduto per terra con tonnellate di peso che gli schiacciavano le gambe che erano divenute simili a sottilette. Probabilmente si era anche rotto la schiena ma nessuno dei capi si era scomposto molto per lui, ma si erano invece preoccupati per la perdita di materiale costoso e mi era parso anche di udire qualcuno che insultava il poveretto.
Lo avevano lasciato agonizzare per terra fino all'arrivo dell'ambulanza e non ci avevano neanche permesso di fermarci per vedere come stava.
"Maledetti bastardi! Abbiamo già avuto milioni e milioni di danni e voi vorreste fermarvi? Maledetti! Vi ucciderò se lo fate! Lavorate cretini! Imbecilli! Figli di troia!" Ci avevano urlato i dirigenti.
Forse ho capito! E' quell'immondo di Dio che mette alla prova la mia determinazione di non guardare l'orologio. Fai pure maledetto! Tanto nemmeno tu puoi farmi restare qui dentro per sempre.
Quando ero piccolo mi avevano sempre insegnato di Dio, della sua bontà e del suo amore per l'uomo, ma come potevo credere a ciò? Come potevo conciliare la credenza in un Dio buono con le atrocità con le quale giorno per giorno avevo avuto a che fare? Dio è malvagio e odia la creazione secondo me, altro non può spiegare l'atroce situazione che mi sono trovato a vivere. Dio ci odia, e io avevo preso la decisione che lo avrei ricambiato con la stessa moneta.
Dentro di me, ad ogni urlataccia che sentivo, ad ogni istante che passavo li dentro e ogni volta che avevo visto un amico soffrire a causa della malvagità della classe dirigente, io avevo maledetto Dio con ogni fibra del mio essere.
Maledetta sirena! Suona perdiana! Presto prima che passi un testa di cazzo a chiedermi di fare gli straordinari.
Ero stato, il giorno prima, da uno psicologo che mi aveva insegnato una tecnica per isolarmi da tutto, tecnica che avevo tentato di usare quando venivo insultato dai dirigenti. Era l'unico modo che avevo di non prendere una spranga e spaccarla nel capo a quelle teste di cazzo dei dirigenti.
Per il tempo che non passava mai li dentro invece mi aveva consigliato di non guardare l'orologio e di lasciarmi favorevolmente sorprendere dalla sirena che segnava la fine del lavoro. La cosa mi era piaciuta e avevo deciso di metterla in pratica subito.
Maledizione! Ormai dovrebbe essere suonata almeno da mezz'ora, perché non suona? Non ho altra scelta che guardare! Forse è guasta la sirena, ma se è l'ora io me ne vado. Forse gli altri lavorano perché gli hanno chiesto di fare gli straordinari. Ora guardo, si guardo, ecco fatto ma cosa? Come è possibile?! No! No! Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!

Praticamente era accaduto ciò: lui guardò l'orologio pensando di essere rimasto oltre l'orario accorgendosi invece con raccapriccio che era passata solo mezz'ora da quando era entrato.
Mezz'ora soltanto era trascorsa, una mezz'ora che gli era sembrata un eternità.
Ironia della sorte subito dopo la sirena suonò a causa di un guasto nel meccanismo.
Che sarà successo al disperato protagonista? Sarà impazzito? Può essere, chi lo sa? Forse un giorno ve lo dirò.

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