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INCUBO OSCURO - ep. 1
horror di
Daniele Orlandini

ALLUCINANTE RIENTRO

Aveva fatto parecchio tardi con i suoi amici ed era notte inoltrata. Si chiamava Luca, un ragazzino di undici anni, con una folle paura del buio.

Di solito quando la sera facevano tardi, si faceva accompagnare a casa dal suo coetaneo Alessandro.

Quella volta però Alessandro era dovuto rientrare prima a casa e gli altri non avevano voglia di accompagnarlo. Non che abitasse fuori mano, però il tratto di strada che arrivava a casa sua di notte non era illuminato e i suoi vicini di notte con quel freddo non stavano fuori.

Rassegnato andò da solo nel tratto buio. Ogni tanto si voltava di scatto per vedere se sbucava qualche creatura da incubo. Infatti credeva ai demoni, ai fantasmi e a tutte le cose soprannaturali. Ne era appassionato, ma quando rimaneva da solo al buio ne aveva paura. A volte, dopo aver visto qualche film horror, o aver anche solo ascoltato qualche storia paurosa di notte andava a svegliare la madre perché andasse a dormire con lui.

Quando era piccolo aveva vissuto delle esperienze traumatiche a causa di inspiegabili e paurosi fenomeni che si verificavano nella casa ove abitava a quel tempo, una grande casa colonico alla quale era legato un oscuro segreto.

A nove anni era tornato in un condominio , ma il suo appartamento si trovava proprio in fondo all’oscuro viottolo sterrato ed era un po’ staccato dagli altri. Era un appartamento con sei stanze, cioè: aveva una cucina con la terrazza che arrivava fino alla camera dei ragazzi(aveva un fratellino piccolo di quattro anni) ; in fondo al corridoio, sullo stesso lato, oltre alla camera già citata dei ragazzi si trovava il bagno. Poi sul lato opposto di fronte alla cucina oltre l’ingresso c’era la grande sala con terrazzo, poi più avanti c’era la camera dei nonni e più avanti ancora, di fronte al bagno quella dei genitori. Il corridoio aveva una porta che divideva la cucina e la sala dalle camere e dal bagno. In fondo al corridoio c’era il piccolo ripostiglio. Il bagno aveva una vasca, un bidè e un water closet. Si accedeva alla casa tramite una scala laterale, mentre al pianterreno si trovava il loggiato e il garage. Avevano quattro televisori dei quali uno si trovava in cucina, uno in sala, uno che faceva male nella camera dei ragazzi e uno nella camera dei genitori.

Quella era la casa nella quale abitava da quando aveva nove anni.

Era mezzanotte passata e Luca era arrivato davanti casa letteralmente pietrificato dal terrore. Si senti rincuorato quando vide la luce della sala ancora accasa. Forse suo padre non era ancora andato a letto, ciò gli avrebbe risparmiato di entrare in casa al buio totale.

Però man mano che camminava vedeva che la luce nella sala assumeva un colore sempre più strano e innaturale che si attenuava sempre più. Alla fine sparì del tutto e rimase la più totale oscurità.

A tentoni tentò di arrivare all’interruttore che si trovava in fondo alle scale, interruttore che avrebbe acceso la luce davanti alla porta d’ingresso. Lo trovò ma la luce non si accendeva. Probabilmente era saltata la lampadina perché era già diverse sere che faticava ad accendersi.

Luca avrebbe dovuto salire le scale nella più totale oscurità e la cosa non gli piaceva per niente. Era indeciso se salire oppure tirare sassi alla finestra per svegliare sua madre. Ma anche se avesse optato per la seconda cosa sarebbe dovuto comunque tornare indietro nell’oscurità.

La luna, parzialmente coperta dalle nubi, sembrava a volte assumere le fattezze di un teschio ghignante. Il vento aveva un fischio innaturale, sembrava un lamento proveniente dall’oltretomba e le nubi in cielo sembravano tanti demoni pronti a saltargli addosso. Luca prese tutto ciò come un presagio ed era così terrorizzato che non riusciva più nemmeno a pensare lucidamente.

Improvvisamente udì dei passi e vide una sagoma venire verso di lui. In principio gli parve suo padre e si sentì sollevato. La sagoma si fermò dietro una colonna che sosteneva il loggiato e li rimase.

Vedendo che non veniva, Luca si fece coraggio(forse suo padre voleva fargli uno scherzo) e si avvicinò alla colonna solo per accorgersi con stupore che non c’era nessuno.

In fondo alla strada, vicino a casa sua si estendeva un vigneto e da esso mille occhi sembrava che lo fissassero, nonostante non si riuscisse a vedere cosa c’era Luca aveva quella chiara impressione in testa, come una certezza matematica e la cosa scatenò in lui un forte panico.

Pian piano arrivò davanti alla finestra dei genitori ed iniziò a tirarci dei sassi per svegliare la madre in modo che andasse ad aprirgli. Senza dubbio si sarebbe arrabbiata, ma era sempre meglio di quello stato d’angoscia che provava.

Alla prima, alla seconda e alla terza sassata non si mosse nulla. Luca allora tirò con più forza un sasso contro il legno della finestra e sembrò aver raggiunto il suo scopo. Infatti la luce della stanza si accese e vide un ombra avvicinarsi alla finestra.

Il suo grande rinnovato ottimismo però durò poco, perché vide che la sagoma dell’ombra era priva di testa.

Senza pensarci si mise a correre lungo il viottolo, verso la strada maestra e la vide un omino che camminava a piedi.

Ringraziando il cielo e tutti i santi si avvicinò all’uomo per chiedere aiuto. L’uomo però pareva che non sentisse neanche ciò che Luca diceva . Aveva lo sguardo fisso in avanti.

Luca era perplesso, poi pensò che fosse solo sordo oppure una persona un po’ strana. Almeno si sforzava di crederlo ma non ci riusciva bene abituato com’era a vedere una minaccia in ogni angolo.

Ogni volta che attraversava una strada buia infatti ricordava la leggenda di un essere malvagio e misterioso che viveva sottoterra e aspettava che i ragazzi restassero soli per rapirli; ricordava la leggenda degli spettri alla chiesina che nascondevano le moto dentro gli alberi; ricordava le leggende del giro degli Izi ove la gente andava avanti e tornava sempre nello stesso posto; ricordava della valle del crocefisso, ove nelle notti di luna piena si diceva che appariva un impiccato a un albero e ricordava anche ogni altra leggenda paurosa.

Era un paese piccolo ma ben saturo di leggende urbane. Si ripeteva che erano solo superstizioni, ma gli piaceva crederci e di notte ne aveva però paura.

Ricordava quella volta che gli si era fermato il motorino alla chiesina e i suoi amici lo lasciarono indietro. Lui quella volta vide una faccia alla finestra della chiesa abbandonata.

L’uomo con lo sguardo fisso si allontanò e Luca non volle nemmeno provare a raggiungerlo, era rimasto infatti immobile e rimuginare sul passato. Il suo pensare fu interrotto da un rumore improvviso al suo fianco, un rumore simile a una bottiglia che si rompe.

Non si fermò neanche a guardare ma corse verso casa sua a gambe levate. Mentre correva gli parve di vedere delle figure tra le vigne, ma non si fermò a pensarci ma salì in fretta le scale e aprì la porta. Ripensò alla sagoma decapitata alla finestra sforzandosi di credere a un illusione ottica. Dopotutto era così teso che vedeva fantasmi dappertutto.

Giurò a se stesso che se l’avesse scampata non avrebbe più fatto tardi la sera e accese la luce dell’ingresso. Vide in fondo al corridoio qualcuno che andava in bagno e ringraziò il cielo.

Si avvicinò anche lui al bagno perché aveva bisogno di parlare con qualcuno anche se solo per poco tempo. Non se la sentiva di entrare subito in camera da solo anche se c’era suo fratello che dormiva.

Aspettò davanti alla porta del bagno chiusa e dopo poco sentì tirare lo sciacquone. Nessuno però accennava ad uscire e alla fine lui iniziò a dare piccoli colpi alla porta.

"Babbo! Sei tu? Ne hai ancora per molto?"

Non gli giunse nessuna risposta. Poi la luce dell’ingresso si spense da sola e mentre si spegneva per un attimo gli parve di vedere una piccola figura sgattaiolare dentro la sala.

Poi la luce si riaccese, solo per spegnersi di nuovo pochi secondi dopo. Poi gli parve di sentir raspare alla porta della sua camera. La luce della cucina si accese improvvisamente e Luca vide qualcuno affacciarsi ma per un istante troppo breve per capire chi fosse.

Sperò in cuor suo che si trattasse di uno scherzo del fratello., ma temeva che non fosse così.

Aveva il triste presentimento che per lui sarebbe finita male.

La luce della cucina si spense e si riaccese quella dell’ingresso, poi si spense di nuovo e si accese quella della sala. Udì un bisbiglio di voci provenienti dalla cucina che subito si zittirono. Poi la luce della sala si spense e si riaccese quella dell’ingresso.

Dal bagno nessuno usciva. Luca provò a bussare di nuovo ma non ottenne risposta. Allora provò ad aprire accorgendosi con stupore che non era chiuso a chiave e la luce era spenta. Accese accorgendosi che non c’era nessuno e la finestra era chiusa dall’interno.

Corse ad aprire la finestra e con terrore vide fuori un uomo dallo sguardo allucinato che guardava verso di lui illuminato dalla flebile luce della luna. Richiuse subito la finestra e corse via dal bagno.

Memore della forma decapitata che aveva visto prima da fuori, non osava entrare nella camera dei suoi genitori.

Poi udì di nuovo delle voci provenienti dalla cucina.

Col cuore in gola, aggrappato alla flebile speranza di trovare i suoi genitori andò in cucina trovando però solo il televisore acceso. Erano quelle le voce che aveva sentito.

Poi udì bussare alla portafinestra della cucina e preso dal panico corse di nuovo davanti alla porta del bagno.

Per poco non gli venne un collasso quando la luce dell’ingresso si spense di nuovo. I colpi alla portafinestra si succedevano a ritmo serrato fino a un ultimo colpo che a Luca parve più forte degli altri e gli parve anche che si fosse rotto qualcosa.

Si riaccese la luce della cucina, poi si spense di nuovo e si riaccese quella dell’ingresso.

Luca si aspettava che da un momento all’altro qualcosa uscisse dalla cucina e andasse verso di lui.

Si poteva ben capire il suo stato d’animo. A lui bastava poco per terrorizzarsi. Di notte aveva sempre paura che ci fosse qualcuno sotto il suo letto o dentro l’armadio . Quando andava in bagno da solo aveva paura persino di tirare lo sciacquone tanto che a volte lo lasciava da tirare mandando su tutte le furie chi ci andava dopo di lui.

Sia pur col cuore in gola, Luca non intendeva più stare li ad aspettare che gli succedesse qualcosa e l’unica cosa da fare era entrare nella camera dei nonni proprio li a portata di mano.

Dopo aver aperto la porta e acceso la luce, gli parve di vedere qualcosa entrare sotto il letto. Per il resto la stanza era completamente vuota. Certamente non aveva il coraggio di guardare, inoltre c’era in quella stanza uno specchio che lo terrorizzava. Di notte aveva sempre avuto paura di specchiarsi , in più quando aveva tre anni ebbe un esperienza allucinante con uno specchio. Infatti ci vide riflesso un essere oscuro che si affacciava dal settimino, ma solo nel riflesso. Lo raccontò ma nessuno lo prese sul serio. Nonostante ciò non riuscì a dimenticare quel fatto e nel corso degli anni quando era solo aveva una sacrosanta paura ad avvicinarsi agli specchi.

Uscì velocemente dalla camera dei nonni e richiuse la porta, poi girò anche la chiave.

Udì poi dei rumori, provenienti dal piano di sopra. Inizialmente pensò si trattasse dei suoi vicini, ma fu colto da un rinnovato terrore quando ricordò che quello era l’appartamento in fondo e non c’era nessun piano di sopra ma solo il tetto.

Si sentì toccare la spalla e si girò di scatto,solo per accorgersi che dietro di lui non c’era nessuno.

Forse era stato suo fratello che gli aveva fatto uno scherzo e si era nascosto nel ripostiglio. Era un ipotesi alquanto improbabile ma Luca aveva bisogno di qualcosa su cui aggrapparsi.

Andò tentennando davanti alla porta del ripostiglio e, dopo un attimo di esitazione l’aprì.

Il suo sconfortò aumentò quando vide che invece del piccolo ripostiglio c’era una grande stanza con una porta dall’altra parte. C’era una candela accesa al centro della stanza che gli permetteva di vedere qualcosa. Oltre a ciò vide anche dei contorni sinistri di qualcosa che si faceva sempre più vicino e lui non aveva voglia di investigare.

Chiuse la porta del ripostiglio con due giri di chiave, poi corse verso la porta per uscire di casa.

Non riusciva però ad aprire e sentì dietro la porta del ripostiglio che si apriva.

Poi sentì avvicinarsi dei passi e lui corse in cucina, aprì la portafinestra e andò sul terrazzo.

Sentiva i passi avvicinarsi e lui decise di saltare dato che si trattava solo di un salto di al massimo un paio di metri. Mentre stava per saltare ebbe un'altra brutta sorpresa:

il terrazzo invece che a due metri d’altezza era a quattro metri ciò lo rendeva molto indeciso a saltare. A scoraggiarlo del tutto furono delle figure furtive che si muovevano tra le vigne.

Sentì i passi avvicinarsi erano proprio dietro di lui. Si voltò nella speranza di vedere un familiare invece vide un ombra sinistra e oscura tappare tutta la portafinestra.

Vincendo ogni esitazione saltò alla fine riuscendo a cadere non troppo male. Subito, per timore di essere preso da quella cosa, si alzò mettendosi a correre nella notte nel tentativo di incontrare qualcuno che lo aiutasse a capire cosa diavolo stava succedendo.

Incontrò degli uomini che guardavano fissi in avanti con lo sguardo assente e nella cuccia, ove si doveva trovare un grazioso cane da caccia, si intravedevano degli occhi luminosi e da li provenivano lamenti disumani.

Luca si chiedeva se sarebbe mai finita. Avrebbe voluto entrare nelle case dei vicini, spiegar loro cosa era capitato, ma esitava. Aveva infatti paura di trovare la stessa mostruosa situazione che c’era in casa sua.

Mentre era in fuga sulla strada maestra un poliziotto lo raggiunse chiedendogli cosa facesse in giro di notte così tardi. Luca gli spiegò tutto e il poliziotto lo guardava perplesso.

"Senti! Ora io ti riaccompagno a casa, però devi promettermi che guarderai meno film dell’orrore, capito?"

Comprensibilmente il poliziotto non gli credeva, ma lui era contento lo stesso perché lo avrebbe accompagnato a casa.

Salirono le scale alla luce della torcia portatile del poliziotto, poi l’uomo suonò il campanello.

Subito il padre di Luca aprì e chiese cosa fosse successo.

Il poliziotto spiegò tutto poi chiuse la porta e andò via.

"Bene Luca! Ecco cosa succede a guardare sempre film dell’orrore. Ora non ne vedrai più e brucerò anche i tuoi fumetti fantastici, perché bisogna vivere nella realtà."

Luca chinò il capo:"non dico bugie babbo! Non c’era nessuno in casa e il ripostiglio… vai a vedere."

Non ci fu nessuna risposta.

"Babbo? Dove sei babbo!? Rispondi! Dai non fare scherzi!"

Ma non c’era nessuno, era come se suo padre non ci fosse mai stato e la luce aveva ricominciato ad accendersi e spegnersi.

Urlò, provò a richiamare il poliziotto sbattendo anche violentemente alla porta ma non ci fu risposta.

Improvvisamente la porta della camera dei suoi genitori si aprì.

Per momenti che gli parevano interminabili attese che uscisse qualcuno, poi vide un ombra formarsi e sperò che fosse sua madre. Invece non era nulla di umano, era invece il suo attaccapanni con la testa di papero che gli avevano regalato per la comunione.

Il papero sembrava fissarlo beffardamente negli occhi godendo della sua paura, sembrava che lo fissasse con i suoi occhi di plastica che non potevano vedere.

Provò a uscire di casa ma la porta non si apriva più.

Fissando gli occhi del papero gli tornò a mente di quando ebbe a che fare con il campo di grano stregato del paese.

A quel tempo aveva otto anni e il suo interesse per l’occulto era già molto grande. I suoi amici proposero di andare a vedere fino a che punto erano vere certe leggende e proposero anche a lui di andare con loro in quel campo. Essendo molto attratto dalle leggende urbane accettò con piacere.

I suoi amici però avevano architettato di fargli uno scherzo e lo legarono ad un albero. Poi si nascosero facendo rumori strani per terrorizzarlo.

La notte però calò prima del previsto e i suoi amici si spaventarono ricordando le terribili leggende che si raccontavano su quel posto. Infatti si diceva che chi si era recato li di notte era sempre andato incontro a un destino orribile.

Stavano per andare a liberare Luca quando un rumore tra i cespugli li fece trasalire. Un ombra massiccia si parò di fronte a loro e fuggirono terrorizzati lasciando Luca legato al suo destino mentre lui li implorava invano di liberarlo.

L’ombra si avvicinò a Luca. Il cuore gli batteva talmente forte che pareva di sentire un tamburo e aveva gli occhi sgranati dal terrore. Quando l’ombra fu abbastanza vicina Luca vide di cosa si trattava.

Era un soldato con l’uniforme tutta strappata e gli occhi fissi nel vuoto ed era tutto sporco di terra.

Quando fu ancora più vicino Luca notò che aveva la gola squarciata e non serviva essere esperti in medicina per capire che con una ferita del genere non poteva essere vivo.

Era senza dubbio morto durante la guerra rimasto sepolto li e mai ritrovato che era tornato dall’oltretomba.

Teneva in mano un fucile della seconda guerra mondiale e dall’elmetto si capiva che era tedesco.

Sullo sfondo comparvero altre sagome e il soldato si voltò verso di loro lentamente. I suoi movimenti erano lenti e scattosi e quando si fu voltato del tutto Luca notò che aveva una scheggia sulla schiena che sembrava…….

Un improvviso rumore alla portafinestra della sala lo riportò al presente.

Si voltò e vide la luce della sala accesa e il vetro della portafinestra rotto.

Poi vide anche una faccia orribile e grottesca premuta contro il vetro, una faccia che sparì dopo un attimo.

Luca urlò a più non posso. Poi si voltò verso il reparto notte e si trovò l’attaccapanni dal volto di papero a pochi centimetri. I suoi occhi di plastica sembrava che lo guardassero e che volessero svuotargli l’anima.

Non poteva sopportare oltre e corse verso la portafinestra della cucina, ruppe il vetro e si buttò dal terrazzo.

Quando raggiunse il suolo gli sembrava ancora più alto dell’ultima volta che si era buttato e si fece male a una spalla. Rimase per un attimo tremante e stordito per terra ma quando vide alzando lo sguardo sbucare la testa dell’attaccapanni dal terrazzo raccolse dolorante tutte le sue forze e fuggì.

Inoltre, anche se forse era stato un altro rumore a dargli quell’impressione, gli pareva di aver sentito l’attaccapanni parlare.

Fuggiva andando a casaccio. Non aveva idea di dove andare, gli bastava solo fuggire e dentro di se sentiva che difficilmente avrebbe rivisto la luce del giorno.

Mentre fuggiva gli parve di intravedere ombre malefiche che ghignavano ma le ignorò. Non riusciva più ad incontrare anima viva nel paese, era da solo nella notte.

Cosa era successo al paese? E alla gente? Era così dappertutto? E chi erano quelle ombre sinistre che intravedeva? Quale diavoleria era capitata? Domande, tante domande senza risposta echeggiavano nella sua mente. Se fosse stata una storia raccontata sarebbe stato più che ansioso di conoscere le risposte ma, vivendo ciò in prima persona le cose stavano diversamente. Al diavolo le risposte, a lui non interessava conoscerle in quel momento, gli interessava che tutto finisse presto.

Però aveva la triste sensazione che le risposte avrebbero cercato lui e che quello era solo l’inizio di una serie inimmaginabile di paure che doveva affrontare.

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